Racconti
di vita di un piccolo uomo
Saigon,
Vietnam 23/06/2013 – 06:30 AM Domenica.
Che
dire della vita!
Per
come sono messo oggi non posso certo dire che è bella, anzi, potrei
anche dire: “che
schifo la vita”.
Capitolo
I
Sessantacinque
anni compiuti in gennaio, povero, senza un soldo in tasca, senza un
lavoro, vivo con la mia compagna nel suo ristorante, anzi è meglio
specificare che è della madre di lei, una vecchia (non troppo perché
più giovane di me) arcigna ed insopportabile, un ristorante di
terz'ordine, per gli operai di questa zona industriale a circa
mezzora da Saigon, che non da grossi guadagni, anzi, il ricavato
basta appena per tirare avanti pur considerando un notevole numero di
clienti, la giornata inizia alle quattro e trenta del mattino per
preparare il cibo per colazione a base di riso, una braciola di
maiale cotta alla brace, con qualche fetta di cetrioli e pomodori
crudi come contorno di verdura, al modico prezzo di 15.000 Dong, che
tradotto in euro sono circa poco più di 50 centesimi, lo stesso vale
per il pranzo e la cena, naturalmente più vario e ricco di pietanze
a base di pesce, carne di maiale, e pollo preparato in vari modi,
naturalmente oltre a verdura cotta e una tazza di zuppa di verdure,
di due diversi tipi (la verdura qui costa pochissimo e ci sono un
gran numero di varietà che in occidente non esistono), il tutto
sette giorni su sette, che fanno tutti i giorni uno uguale all'altro.
La domenica si distingue solo per il minor numero di affluenza dei
clienti perché gli impiegati generalmente la domenica non lavora e
quindi c'è meno carico di lavoro anche per noi.
Naturalmente
io devo lavorare gratis, ma posso mangiare bere e dormire
anche se devo ammettere che il mio lavoro non mi porta via troppo
tempo e questo mi permette di avere molto tempo libero che posso
dedicare al mio unico amico rimastomi, il mio Notebook,
senza il quale impazzirei dalla noia. Il mio lavoro consiste nel
disimpegno dei tavoli durante l'ora di pranzo, che nell'ora di punta
che varia dalle undici fino alle dodici e trenta circa, pullula di
clienti, pur non essendo un lavoro pesante, è per me un lavoro
umiliante considerando i miei trascorsi da super tecnico che in
passato ero stimato e ben pagato. Mentre ora sono costretto a vivere
e dormire in un soppalco all'interno del ristorante il quale è
raggiungibile tramite una scaletta verticale o quasi di metallo. In
questo soppalco viviamo io e la mia compagna, suo figlio, ed il
figlio di sua sorella oltre ad una inserviente che è addetta al
lavaggio delle stoviglie ed altri lavori vari, ma almeno lei è
pagata ed anche se non molto è sempre meglio di niente, mentre la
“vecchia” dorme in una brandina al pian terreno sita vicino alla
scaletta, spesso di notte mi devo alzare per orinare e scendere per
la scaletta per andare al cesso, che si trova al piano terra.
L'inserviente? Come descriverla: scura di pelle (evidentemente di
origini contadine) bruttina, magra e di bassa di statura, che la
mattina si alza alla mia stessa ora per essermi d'aiuto a preparare
le stoviglie e ordinare i tavoli oltre che spazzare il pavimento (se
pavimento si può chiamare, in cemento grezzo e pieno di buchi).
Oltre
che bruttina, si vede che al mattino soffre di mal di pancia e
scoreggia in continuazione, per fortuna inodore, a me personalmente
la cosa non da fastidio ma mi fa sorridere a denti stretti (quei
pochi che mi sono rimasti) per non metterla in imbarazzo. Pertanto io
e la mia compagna non abbiamo praivasi e le poche volte che facciamo
sesso, verso il mattino, dobbiamo farlo in silenzio, per paura di
svegliare qualcuno, ma se devo essere onesto, questo non succede
spesso, primo perché ormai alla mia età sono sempre meno frequenti
le volte che sono “arrapato” a differenza di qualche anno prima
che lo ero più spesso ed in grado di soddisfare la mia donna che è
più giovane di me di trentacinque anni e quindi nel pieno della sua
maturità sessuale, e di questo, lei sicuramente anche se non lo
dice, ne soffre, sopra tutto ricordando quando ero un po' meno vecchio
ed ero spesso “arrapato” e quando si faceva all'amore, lei,
poteva avere più di un orgasmo durante lo stesso amplesso, ora, è
costretta ad averne magari uno e molto meno frequentemente di un
tempo, ma che posso farci, sto invecchiando mio malgrado, e le forze
mi abbandonano un po' alla volta. Per questo, ho iniziato dicendo che
dire della vita, ma
invecchiare purtroppo fa parte della vita stessa e non mi resta che
accettare la mia condizione anche quando è sgradevole e fare buon
viso a cattiva sorte, ciò non toglie che la speranza che non sia
sempre così non mi abbandoni e spero che vi saranno giorni migliori
di questi. Se c'è una cosa che mi sostiene e che mi sprona ad andare
avanti e proprio la speranza.
Questo 2013 mi sembra l'anno più lungo della mia vita e vi spiego il
perché: da mio fratello maggiore ho avuto notizia che l'anno
prossimo in marzo dovrei andare in pensione, sempre se, e sottolineo
se,
il governo non mi faccia altre sgradevoli sorprese come è capitato
con il precedente governo Monti che per far quadrare i conti dello
stato ha avuto la brillante idea di fare slittare il pensionamento
per anzianità, infatti Io dovrei già essere in pensione se le cose
fossero rimaste come prima e non mi troverei in questa situazione di
miseria. Stando a quello che mio fratello mi ha detto dopo essersi
informato, io dovrei percepire una pensione pari a seicento o
settecento euro al mese, che in Italia non sarebbero sufficienti per
vivere con quello che costa la vita, un appartamento in affitto che
per quanto piccolo possa essere non costa meno di quattrocento euro
al mese e con quello che resta devi pagarti luce, acqua, gas,
probabili spese condominiali, vestiario pesante per fare fronte al
rigido inverno e mangiare con il poco che mi resta, se qualcosa
resta.

Mentre
qui in Vietnam bastano ed avanzano, mi permetterebbero di tornare a
Vung Tau ed affittare un bel appartamento arredato in una palazzina
nuova con tutti i servizi, rete TV multicanale ed internet tutto
incluso per soli 250 euro al mese con vista sul mare, a cinquanta
metri dalla spiaggia, farmi da mangiare all'Italiana ed in abbondanza
con meno di cento euro al mese. Questo è il sogno che mi da la forza
di tirare avanti. Potermi alzare al mattino non prima delle sei,
indossare un paio di bermuda, una maglietta ed un paio di infradito,
scendere in spiaggia e fare lunghe passeggiate scalzo sul bagnasciuga
con le fresche onde del mare che ti bagnano i piedi, (questo per
tutto l'arco dell'anno) con tutta calma, fermandomi ogni tanto ad
osservare i bagnanti e le giovani ragazze che non disdegnano mai di
regalarti un sorriso ed un “Hello!!!” scaldato
dai raggi del sole che nelle prime ore del mattino non ti strinano la
pelle, per poi rientrare in casa fare una bella doccia e curarti
l'aspetto in un bagno come si deve, poi una buona colazione a base di
caffè fatto con la moca all'italiana macchiato con un po' di latte,
un paio di toast con burro e marmellata, oppure due uova al tegamino
“all'occhio di bue” ed il pane ancora caldo e croccante comprato
sotto casa giusto un istante prima di salire, una bel bicchiere di
spremuta o frullato di frutta fresca esotica e poi, con tutta
tranquillità sedermi a smanettare con il mio amico notebook
controllare la posta e navigare in facebook per mantenere i contatti
con i miei numerosi amici sparsi per il mondo e leggere le notizie di
ciò che accade intorno a me, verso le undici e non più tardi
scendere, prendere la bicicletta ed andare al mercato a fare spesa
per ciò che serve per il pranzo e la cena, il pomeriggio una sana
pennichella di almeno un paio d'ore non di più. Alle cinque quando
il sole è ormai basso e prossimo al tramonto, scendere, prendere la
bicicletta fare una bella passeggiata sul lungo mare dalla parte del
golfo fermarmi a contemplare il tramonto magari con una bella birra
fresca e rientrare quando ormai è buio per cenare. La mia compagna?
La lascerei al ristorante a lavorare per la “vecchia” e faticare
tutti i santi giorni, qualcuno penserebbe: ma non ti senti solo? Hooo
nooo, anche perché sono abituato a vivere da solo, e poi la mia
donna andrei a trovarla di tanto in tanto, e quando si sarà stancata
di stare con la “vecchia arcigna” e avida può sempre venire a
vivere con me.
Vung-Tau
è
una ridente cittadina che si trova alla sinistra della foce del fiume
Mekong, uno dei più grandi fiumi dell'Indocina, questa cittadina è
sita tra due colline raggiungibile da Saigon sia via terra che via
acqua tra gli innumerevoli rami del delta del fiume quasi tutti
navigabili, in fatti a Saigon pur essendo a 80 km dal mare aperto è
un porto di navi sia mercantili che da crociera, questo grazie
all'ampiezza e profondità dei rami del delta.
Saigon,
ribattezzata Ho Chi
Minh City,
dopo la cacciata degli americani e la instaurazione della repubblica
popolare socialista del Vietnam, ma tutti preferiscono chiamarla con
il suo vecchio nome, abitanti inclusi, si affaccia sulle rive del
fiume Saigon dal quale prese il nome in passato che è anche il
porto. Saigon
famosa
in tutto il mondo a causa dell'ultimo conflitto contro l'esercito
Americano che ha conosciuto l'unica sconfitta della sua storia tra le
innumerevoli battaglie sia in Indocina che sul Pacifico contro il
Giappone, la Corea del nord ed in Europa contro i Nazisti, oltre alla
guerra del Golfo contro il regime di Saddam
Ussein. Mentre
l'esercito Vietnamita, nonostante la sua notevole inferiorità di
mezzi e di uomini è riuscito a sconfiggere il potente esercito
statunitense e non solo, Il Vietnam vanta della guerra più lunga mai
conosciuta, (trent'anni di conflitti), prima per conquistare
l'indipendenza dalla Francia liberando il paese dallo sgradito
strapotere coloniale e poi in Cambogia sconfiggendo il sanguinario
esercito di Pol Pot, ed altre scaramucce con la grande Cina al nord
cacciando gli invasori Cinesi oltre il loro confine.
Ma non usciamo dal
seminato e continuiamo a parlare di questa cittadina, oggi
particolarmente bella e ricca.
Vung Tao è sulla terra
ferma collegato da un istmo non più largo della strada che collega
Vung Tao con Baria capoluogo di provincia. L'istmo che collega le due
cittadine è lungo non più di dieci chilometri ad ai suoi lati vi è
una bassa laguna palustre, ricca di mangrovie che durante la bassa
marea rimangono all'asciutto, naturalmente pochissimo abitata a parte
qualche capanna di pescatori che avendo ricavato delle vasche possono
allevare il pesce nei vivai, mentre la città si estende tra due
colline, di cui una che da sul mare aperto
e sulla sua cima c'è
un grande faro, guida di riferimento per le navi che devono entrare
per arrivare al porto di Saigon attraverso un braccio del delta del
Mekong molto ampio che consente la navigazione indipendente senza la
guida di rimorchiatori fino al porto ai piedi della Città.
Quindi,
abbiamo un lato della città (il centro) che da sulla baia ed un
altro che si affaccia sul mare aperto con una lunga spiaggia di
sabbia, completamente libera e non monopolizzata da lidi di privati
come le nostre spiagge in Italia.
Mentre
dove vivo adesso, nel ristorante che si trova vicino ad un ponte su
un canale di acqua scura e maleodorante, non offre la possibilità di
escursioni fuori casa e quindi il luogo è estremamente noioso e
monotono e mi tornano alla mente i famosi schetch, rimasti nella
storia, tra Sandra Mondaini e Raimondo Vianello: “che
noia che barba che noia”.
Non
è sempre stato così, ho avuto tempi migliori ed anche di peggiori
di questo.
Dopo
l'Italia, il Vietnam è il paese che più amo di ogni altro che ho
visitato durante la mia vita lavorativa, anche se è stato la causa
del mio male anzi no, diciamo che la causa del mio male è
solo mia, il Vietnam è solo il luogo dove ho preso la mia malattia
(sono sieropositivo all'HIV) la vera causa è la mia negligenza e
leggerezza di comportamento che ho sempre avuto con il sesso,
sottovalutando tutti i gravi rischi che esso comporta, infatti non ho
mai usato contraccettivi come il preservativo anche con ragazze e
donne appena conosciute, incluse quelle di “facili costumi”
per non usare la parola puttane,
io le ho sempre considerate tutte come donne anche quelle che pagavo.
In realtà ci sono molte più puttane tra le donne cosiddette per
bene che tra quelle che si fanno pagare per necessità o per
mestiere, questa è la mia personale opinione e di ciò che dico ne
sono persuaso per esperienze vissute in passato, inclusa quella che
ho sposato. Prima che la sposassi girava voce che fosse una ragazza
di “quelle” in gioventù e io lo sapevo, ma decisi di sposarla
perché l'avevo conosciuta per quello che era veramente e non per le
chiacchiere della gente, era una ragazza piena di complessi e di
paure che non si fidava più degli uomini a causa del comportamento
di sua madre e lei, suo malgrado come le altre sorelle, ne aveva
ereditato tutte le maldicenze della gente cosiddetta per
bene spero che i miei figli un
giorno non mi portino rancore per questa mia affermazione della cruda
verità. Infatti prima che la sposassi lei da me voleva un figlio
perché un figlio poteva ridargli la voglia di vivere e qualcosa in
cui credere e fondare la propria vita, ma non rimase mai incinta a
causa del suo stato nervoso ed è per questo che decisi di sposarla
per non essere anch'io come gli altri prima di me che hanno dato
credito alle chiacchiere e l'hanno abbandonata al suo destino,
proprio non me la sentivo di essere così meschino e presi la mia
decisione anche contro il volere dei miei genitori che al quel tempo
ascoltavano le chiacchiere della gente e avrebbero desiderato che il
proprio figlio facesse una scelta migliore. Quando lo dissi in
famiglia li avevo tutti contro: mamma, fratello e sorella, solo mio
padre è stato onesto. Alle insistenze di mia madre dissi: mamma,
sono maggiorenne e che tu lo voglio o no io la sposo
mentre mio padre (sant'uomo) mi
disse solo una cosa: sei sicuro di
quello che fai? Ed
io gli risposi: Babbo questa scelta
riguarda la mia vita e solo io ho il diritto di giudicare quello che
è giusto o sbagliato Mi
basta, egli rispose. Dopo il primo figlio od il secondo od il terzo,
non ricordo bene, mia moglie un giorno mi confessò che se sarebbe
rimasta incinta prima che la sposassi, col cazzo che mi sposava.
Ma
andiamo per gradi, voglio raccontarvi la mia storia facendo un
percorso a ritroso, come dicevo ho avuto momenti migliori ed anche di
peggiori. Cominciamo dai peggiori, due sono stati i casi in cui ero
caduto in depressione fino a sentire il desiderio di farla finita e
togliermi la vita, il primo per amore, ed il secondo a causa della
perdita del lavoro e della mia dignità di uomo, si perché se ad un
uomo togli il suo lavoro togli anche la sua dignità. Forse qualcuno
penserà che è stupido pensarla in questo modo, nossignore, un uomo
senza un lavoro si sente una nullità otre al fatto di non avere uno
stipendio e nessun altro mezzo di sostentamento, non esiste nulla di
più dignitoso per una persona sana di avere un lavoro e quindi
essere autosufficiente nella vita senza dipendere dalla carità degli
altri che provvedano al suo sostentamento, fatta eccezione dei malati
che non possono lavorare perché non sono in grado.
Vediamo
il caso più recente, quando nell'ottobre del 2008 persi il lavoro a
causa della crisi economica. A quel tempo vivevo in Italia e lavoravo
come libero professionista (artigiano) iscritto alla camera di
commercio di Modena. Ho lavorato per diverse ditte ed in quell'anno
lavoravo in particolare per una ditta di Bagno di Reggio Emilia,
ditta per la quale ho prestato servizio diverse volte nella mia vita
e che mi conosceva bene per il mio valore e serietà professionale,
devo dire che nella mia vita lavorativa ho passato solo qualche anno
come dipendente ma la maggior parte del tempo (parlo di anni) come
autonomo, e si sa un autonomo ha sempre un lavoro precario perché
può essere ingaggiato e lasciato a piacimento, pertanto si ha lavoro
solamente in base alla meritocrazia. Se da una parte esiste un
vantaggio, é quello della contrattazione e libertà di pretendere di
essere pagato quando si è consapevoli delle proprie capacità e del
servizio che posso offrire, mentre il rovescio della medaglia e
quello di non avere diritto alle ferie ne di tredicesima e quando
decidi di andare in vacanza lo puoi fare solo in base ai tuoi impegni
di lavoro, naturalmente vacanze non retribuite è ovvio, oltre ad
essere alla mercé dell'andamento del mercato, mi spiego; fino a
quando c'è lavoro per la ditta committente si può avere una
richiesta di ingaggio, quando a causa della crisi economica la ditta
committente non ha più contratti, sono il primo ad essere lasciato a
casa a zero euro, mentre per i dipendenti esiste la cassa
integrazione all'artigiano rimane solo la disintegrazione della sua
ditta individuale. E così fu, cessato il contratto ti dicono: mi
dispiace ma siamo costretti a lasciarti a casa
hee... che bello ne? Bene, in tanti anni di lavoro non mi era mai
capitato, ma a causa ella crisi che ancora attanaglia l'Italia e non
solo, trovare un lavoro era diventato impossibile. E così non rimane
altro che attingere ai miei risparmi per tirare avanti e quando
anch'essi sono finiti accumuli solo dei debiti come l'impossibilità
di pagare l'affitto. Tutta questa “bella” situazione ti porta a
non riuscire a dormire la notte e cadere in uno stato depressivo
diventa inevitabile, e ti viene voglia di sparire per sempre dalla
faccia della terra e lasciare ai posteri l'ardua sentenza. Ed io, ci
ho provato. Una notte, dopo la mezzanotte, scrissi una email ai miei
figli dicendo a loro che me nei sarei andato e che se mai avessero
trovato il mio corpo non volevo funerali ne di essere sepolto in
alcun luogo perché anche se non sono mai stato un marinaio io mi
sono sempre sentito figlio del mondo e come tale non volevo nessuna
sepoltura ne una lapide in nessun luogo ma solo gettato in mare
aperto. Che bella stronzata, ma quando ci si trova in quello stato
quello che uno sente e prova di se stesso non ha alcun valore.
Comunque, presi la macchina e con i pochi soldi che mi erano rimasti
andai verso il sud dell'Italia sul Gargano perché prima di farla
finita volevo rivedere i luoghi dove un tempo molto lontano sono
stato felice con mia moglie e mio figlio. Passai in quel luogo,
vicino a Peschici Garganico circa 3 giorni pensando al mio passato e
contemporaneamente come e dove togliermi la vita, il pomeriggio del
terzo giorno, dopo avere trovato il luogo adatto, andai in paese a
comprare una corda con la quale mi sarei impiccato gettandomi da una
piattaforma sugli scogli che serviva ai pescatori, ormai avevo deciso
e la sera tardi quando ero sicuro che nessuno fosse rimasto in quel
luogo della scogliera, presi la macchina e mi accinsi ad andare verso
la meta, nella mia testa scorrevano mille pensieri e guidavo come un
automa quasi che la macchina sapesse dove andare, e vi giuro tra i
mille pensieri affiorava una voce che sempre più insistentemente
diceva; Claudio: ma che cazzo fai
torna a casa
torna a casa quando
mi risvegliai da quel torpore, e stavo guidando, mi accorsi che avevo
già oltrepassato l'imbocco della stradina che portava alla scogliera
ed allora mi dissi: ma si, chi se ne frega vada come vada
torno a casa, dopo questa presa di coscienza mi sentivo come rinato a
nuova vita e continuai la strada che mi portava verso casa.
Arrivai
a casa verso mezzogiorno del giorno successivo, avrei desiderato non
incontrare nessuno fino a quando non sarei salito in casa ed invece
dopo aver parcheggiato la macchina incrociai la figlia della padrona
di casa che quando mi vide mi aspettò e mi abbraccio e disse: meno
male che sei tornato, io avevo
il magone che saliva in gola e gli occhi lucidi di lacrime, non dissi
niente e rientrai in casa (naturalmente vivevo solo), di li a poco
arrivo mio figlio minore, avvisato probabilmente dalla padrona di
casa, non mi abbracciò ne mi sorrise, mi disse solo: ai
combinato un bel casino, adesso andiamo dai carabinieri perché
interrompano le ricerche e così
fu, e correva l'anno 2009 precisamente tra fine di luglio e i primi
di agosto.
Passò
un altro anno, e nel frattempo essendo impossibilitato a pagare
l'affitto, mi diedero lo sfratto, e chi ci andò di mezzo fu mio
figlio maggiore perché fu lui a trovarmi quell'appartamento quando
dal Vietnam decisi di tornare in Italia per curarmi (ma di questo ne
parlerò in seguito). Nel frattempo ho cercato in tutti i modi di
trovare un impiego, ma inutilmente, fino a quando cercando in
Internet avevo trovato un ditta in Cina che sarebbe stata disposta ad
offrirmi lavoro ma solo dopo una intervista nella loro sede in Cina.
Durante
il processo, il giudice di pace diede ragione all'avocato che per
richiesta del suo cliente per ottenere lo sfratto gli diede ragione e
persi la causa e mi diedero 3 mesi di tempo per trovare una diversa
sistemazione, dopodiché dovevo lasciare libero l'appartamento.
Fu
un caso o la provvidenza non lo so, so solo che il giorno prima del
termine, in accordo con questa Ditta Cinese e con l'aiuto di mio
fratello potei acquistare un biglietto areo per recarmi in Cina. Non
sapendo al 100% se sarei rimasto a lavorare oppure no, tra le mie
cose nella valigia aggiunsi anche la corda che non avevo usato l'anno
prima perché se non trovavo una sistemazione mi promisi che in
Italia comunque non sarei tornato vivo.
Durante
l'intervista, oltre al mio CV (curriculum vitae) spiegai al general
maneger la mia situazione sinceramente dicendo tutta la verità, e
forse fu per questo che alla fine, dopo un breve colloquio con gli
altri azionisti mi disse naturalmente in Inglese: OK Claudio,
benvenuto nella nostra compagnia. Voi non potete immaginare la
gioia e tirai un lungo respiro di sollievo, dopo due anni avevo
ritrovato un lavoro e riacquistato la mia dignità, certo lo
stipendio non era il massimo ma almeno mi consentiva di vivere in
modo indipendente, d'accordo, migliaia di chilometri lontano da casa,
ma a questo ero abituato e la cosa non mi pesava.
Questa
sistemazione, durò circa due anni, dal luglio 2010 fino al luglio
2012. ogni 3 mesi potevo rientrare in Italia per le visite di routine
al Policlinico di Modena e rifare il visto per altri tre mesi, (il
tutto spesato dalla ditta) fino a quando il governo cinese mi permise
di farlo, ma un giorno cambiarono le condizioni per quelli che si
recavano in Cina per lavoro e non rilasciavano più visti per tre
mesi ma di un solo mese questa situazione diventò insostenibile per
la ditta e quindi dovevo ottenere un visto di lavoro permanente. E
per ottenerlo dovevo passare la vista medica per vedere se ero
idoneo, e fu li che che si resero conto che ero sieropositivo e
pertanto il permesso di lavoro non mi fu concesso, In Cina gli
stranieri come me sono indesiderati ed impossibilitati ad ottenere un
permesso di lavoro permanente. Così la polizia, venne in ditta e
obbligò il mio datore di lavoro ad espellermi dal paese al più
presto altrimenti avrebbero passato dei guai.
Morale,
in Italia non potevo tornare perché non avevo di dove ne di come
vivere. Ed è per questo che avvisai la mia compagna che sarei venuto
a stabilirmi in Vietnam, ed eccomi qui a vivere con lei nel
ristorante della “vecchia”.
Per
il periodo che sono stato a lavorare in Cina, non stavo male anzi
devo dire che stavo abbastanza bene, il mio boss mi aveva inserito
come direttore tecnico progettista, avevo una bella scrivania in
mogano scuro, un desck computer per il disegno ed il mio notebook ed
in più nella scrivania di fronte alla mia cera una graziosa ragazza,
giovane, 24 anni appena, Sindy che parlava perfettamente l'inglese,
con la quale

potevo conversare e usare come interprete per i
rapporti con il personale. Premetto che tra noi non c'è mai stato
niente di più che un sincero rapporto di amicizia oltre alla
collaborazione sul lavoro, anche se onestamente confesso che ogni
tanto un “pensierino” poco serio l'ho fatto, ella infatti oltre
che essere bella a anche un bel personale e d'estate indossava
vestitini leggeri e trasparenti, e che dire...., sono vecchiotto si,
ma non rimbambito e le belle donne mi piacciono ancora ma non ho mai
allungato le mani, comunque tra di noi c'era un bel rapporto e devo
dire che la ricordo ancora con sincero affetto, tanto più che la
cosa era reciproca, ancora oggi mi scrive spesso raccontandomi come
vanno le cose in ufficio. Ultimamente mi scrisse una email dicendo:
Caro Claudio, senza di te qui in ufficio è una noia infinita, mi
manchi molto. (Naturalmente in inglese). Ultimamente si è
sposata con il suo fidanzato che mi fece conoscere un giorno che
andammo in pizzeria in un ristorante italiano a Foshan. Be quando una
così graziosa ragazza mi scrive queste cose non posso che esserne
lusingato. Evidentemente anche se il mio aspetto oggi è un po
trasandato mi è ancora rimasto il mio saverfer con le donne
(modestia a parte).
Capitolo
II
Perché
nel 2008 ero in Italia
Il
mio approdo in Vietnam ed il mio ritorno forzato in Italia
Prima
di approdare in Vietnam sono stato sette anni a Taiwan dal 1993 fino
al 2000, dove avevo fondato con una partner Taiwanese la nostra
Trading Company …..........Ltd, ma di questo ne parlerò nel
prossimo capitolo. Nel 2000 fu quando decisi di stabilirmi
permanentemente in Vietnam, ma già dal 1997 iniziai ad andare in
Vietnam, la prima occasione fu quando dovetti andare ad installare un
paio di linee di scelta nella fabbrica di piastrelle in ceramica per
conto del marito della mia partner taiwanese e per una ditta Italiana
alla quale all'ora prestavo servizio. La Ceramica si trovava tra
Vung Tau e Saigon ma più vicina a Vung Tau, e fu per questo che
conobbi quella cittadina, (non essendoci Hotel nelle vicinanze della
fabbrica), mi fecero alloggiare in un Hotel a Vung Tau, a quei tempi
la città era molto diversa da come è oggi, senza dubbio meno bella
allora di adesso, ma ugualmente interessante, specialmente per la
vita notturna.
Vicino
all'hotel dove alloggiavo, un modesto hotel tre stelle vi erano
diversi Pub che pullulavano di belle ragazze, e naturalmente, manco a
dirlo, uno alla volta li ho visitati tutti e mi sono fatto diverse
amiche che naturalmente tutte le sere le andavo a trovare, ero capace
di stare un'oretta dentro un Pub e poi uscire ed entrare in un altro.
A quei tempi la consumazione costava molto poco, con un dollaro
potevi farti una birra, (discorso diverso per i superalcolici) quasi
tutti i pubs, anzi direi tutti avevano un bigliardo (quasi come un
pub all'americana) frequentato solo ed esclusivamente da stranieri,
(la gente del luogo non poteva permettersi il lusso) oltre al fatto
che le ragazze la ignoravano, ognuna di loro cercava di farsi i
clienti per avere una mancia extra, oltre che passare la notte con
qualche cliente per una modica cifra. È ovvio che anch'io non mi
sottraevo alla tentazione, specialmente il sabato sera perché la
domenica mattina non dovevo andare al lavoro, chiaramente non avevo
problema di soldi, perché senza attingere alla diaria, potevo
contare su un lauto pocket money, 25 dollari al giorno, bastavano e
avanzavano, ma io non lesinavo di certo e del mio pocket money
rimaneva poco o niente. A quei tempi ero molto più giovane e siccome
si vive una volta sola, a “caval
donato non si guarda in bocca”. Qualche
taiwanese mi rimproverava spesso perché sperperavo troppi soldi, ed
io gli rispondevo: lo sai quale differenza c'è tra me e te, no! era
la risposta e allora gli dicevo: Tu
vivi per fare i soldi, mentre io faccio i soldi per vivere.
Sono sempre stato così
fin da giovane ed ai soldi non ho mai dato troppa importanza, “quanti
ne avevo tanti ne spendevo”.
Quanto
è bella la mia donna, tanto bella quanto buona (buona di cuore)
oltre che nel fisico, per questo l'amo tanto.

Per
conto della ditta italiana che rappresentavo in Asia con sede a
Taiwan nei pressi di Taipei, ho fatto altri interventi in luoghi
diversi, periodi di un mese o poco più e poi rientravo a Taiwan, per
la stessa ditta, oltre ad installare impianti a Taiwan, sono stato in
quasi tutti i paesi dell'est asiatico, Thailandia, Indonesia,
Malesia, Borneo, Sud Corea e Giappone. Solo nel 2002, dato che i
rapporti con la mia partner a Taiwan si erano un po' raffreddati,
decisi di stabilirmi in Vietnam pur mantenendo come base logistica
l'ufficio a Taiwan che gestiva la mia partner come riferimento dei
contatti con i clienti e per la vendita di ricambi. In verità il
motivo fu anche un'altro, nel 1997 il business a Taiwan era
notevolmente calato e molte ceramiche si trasferirono un po' in Cina,
Malesia, Indonesia e Vietnam. Se non avevo commesse, vivere in Hotel
costava, ed allora decisi di cercare casa, nel frattempo Vung Tau era
cambiato vistosamente e la vita era diventata più cara, ai quei
tempi frequentavo assiduamente un solo Pub “Tequila sunrise”, era
il nome del pub e lo è tutt'ora, e grazie ad una ragazza del pub
trovai una casa a pianterreno composta da una sala un corridoio che
conduceva a due camere da letto ed alla cucina ed il bagno per il
modico prezzo di 3.000.000 di Dong (circa 150 USD) al mese. Quella
casa era l'abitazione della padrona di una serie di monolocali
abitati da piccoli nuclei familiari, allora costavano solo 500.000
dong al mese. E siccome la padrona di casa era avida di denaro si
trasferì in uno di quei monolocali lasciando l'appartamento libero
per me e per la ragazza che approfittando dell'occasione divenne la
mia girfriend per circa 6 mesi, fino a quando non mi stancai di lei.
Fu in quella occasione che conobbi quella che è tutt'ora la mia
compagna Nhung
mentre la mia temporale ragazza si chiamava Mai, abbastanza carina,
piccola di statura, ma aveva un bel corpicino, un po' vanitosa, e
falsa (questo lo imparai dopo un po' di tempo) e dopo sei mesi l'ho
spedita, mentre io rimasi in quell'appartamento, libero di portarmi a
letto chi mi andava. Nel periodo che stavo con Mai, dato che avevo
due stanze, nella stanza che non usavo l'avevo data a Nhung che
lavorava nel pub dietro il banco come barista tuttofare (dalle 5 di
sera fino alle 3 del mattino), lei iniziava il lavoro alle 5 del
pomeriggio per preparare tutto il necessario al buon funzionamento
del bar e rimaneva fino alle 3 di notte per fare le pulizie e
chiudere il locale.
Prima
di trasferirsi in casa mia, viveva in uno di quei monolocali a basso
costo, con la madre ed una sorella più giovane, più suo figlio ed
il figlio della sorella, tutti in una stanza di 5x4m con un bagno
piccolissimo. La madre non lavorava e neppure la sorella,
praticamente Nhung provvedeva al sostentamento di tutta la famiglia.
Io avevo trovato un lavoro in una ceramica a 30 Km di distanza nella
provincia di Dong Nai. Questo fu in occasione di un periodo trascorso
in quella ceramica per installare un paio di linee di una diversa
ditta in Italia, terminato il montaggio il padrone della ceramica mi
chiese se rimanevo a lavorare per lui come tecnico assistenza e
concordammo un prezzo di sei mila dollari al mese per 6 giorni la
settimana. Ai quei tempi mi facevo pagare 250 dollari al giorno più
25 di pocket money che doveva passarmi il cliente, per tutti i giorni
della durata dell'intervento che normalmente durava un mese o poco
più. Tra un intervento e l'altro poteva passare un periodo di
inattività, ma considerando 250$ x 30 = 7500$ al mese più il pocket
money, quindi potevo stare anche 3 mesi senza lavorare e stavo bene
lo stesso. Quando il padrone della ceramica mi chiese quanto volevo
di stipendio, disse che seimila dollari erano troppi, e io gli dissi
che dalle ditte italiane prendevo 250 dollari al giorno, considerando
un lavoro continuativo 6000$ al mese potevano bastare e così facemmo
un contratto per un anno, ma non rimasi in quella ceramica più di 6
mesi, perché quando a fine mese doveva pagarmi non aveva mai tutti i
soldi e a volte mi dava 4000$ a volte 3000$ e così ruppi il
contratto e me ne andai, il problema era come farmi pagare gli
arretrati. Per essere sicuro di essere pagato sabotai un programma di
una macchina uscita forno che io gli avevo progettato e costruito. Un
piccolo sabotaggio a scadenza di una settimana di tempo dopo che
lasciai la ceramica. E così dopo una settimana mi chiamò dicendomi
che la macchina uscita forno aveva dei problemi, e allora lo ricattai
dicendo che prima mi paghi tutti gli arretrati e poi vengo a
sistemare la macchina. Quando tornai in ceramica mi fece vedere che
aveva tutti i soldi che ancora mi doveva, così gli sistemai il
programma, presi tutti gli arretrati e me ne andai. Ed avvisai la
ditta in Italia che ero libero di fare altre installazioni.
E
venne il periodo delle feste natalizie, con Mai avevo litigato per un
motivo che non ricordo, comunque gli dissi: io
torno in Italia per 20 giorni circa nel frattempo trovati una diversa
sistemazione, perché se quando torno sei ancora qui ti caccio a
calci nel culo Lei
rispose: se
mi dai un po' di soldi io vado a vivere a Saigon, gli
diedi circa 10 milioni di Dong che sono 500$ più o meno, ma poi non
ti voglio più vedere in questa casa e prima di partire dissi a Nhung
che lei poteva restare nell'appartamento e prendersi cura e di
tenerlo pulito. Ed infatti, al mio ritorno la casa era in perfetto
ordine e nel frattempo aveva lavato e stirato le lenzuola e le federe
del cuscino. Nhung era una ragazza umile e semplice tutto il
contrario di Mai, non chiedeva mai niente ed è per questo che gli
allungavo un po' di soldi ogni tanto perché sapevo che gli facevano
comodo.
Penso che lei aspirasse
a diventare la mia domestica e mai si sarebbe aspettato che di li a
poco sarebbe diventata la mia donna.
Fu un pomeriggio, che
non avevo niente da fare, e lei venne a sedersi sul divano accanto a
me a curarsi le unghie, io guardai le mie mani e avevo le unghie un
po' lunghi-ne, lei se ne accorse, mi prese la mano ed iniziò a
tagliarmi le unghie, mentre io la osservavo, aveva i capelli sciolti
e neri che le nascondevano il viso, dolcemente con una mano le
accarezzai i capelli, per stare più comodo mentre lei era intenta a
curarmi le unghie apersi le mie gambe per farla sedere tra le mie,
potevo sentire le sue natiche morbide contro il mio pene che
lentamente si ingrossava, lei se ne accorse ma non si discostò,
anzi, mi guardò ed abbozzo un sorriso, con i miei occhi le feci un
cenno, come dire: heee “mi sto arrapando”, gli scostai i
capelli per liberarle il viso e la baciai mentre lei decisa prese a
tastarmi il pene che ormai era diventato duro e bello tosto, eravamo
ormai eccitati entrambi e siccome dalle finestre si vedeva il divano
in sala per paura di essere visti, la presi per mano e la portai in
camera fuori da occhi indiscreti. Fu per me una dolce sorpresa per
come era calda e dolce allo stesso tempo, dopo il suo primo orgasmo
la presi e sopra di me invertendo le parti, io con la schiena sul
letto e lei sopra di me seduta sul mio pene ancora tosto, perché io
non ero ancora venuto e me ne guardai bene da non venire per
mantenerlo sempre duro così che lei potesse avere altri orgasmi. I
suoi lunghi capelli le coprivano il viso mentre io le strizzavo il
seno, un po piccolo, ma non importa, le piaceva fare sesso e dopo un
orgasmo si fermava un attimo chinandosi a baciarmi, i suoi occhi neri
brillavano come perle e nel suo viso traspariva una grande
soddisfazione, lei fece per alzarsi ma io la trattenni con le mani
sui suoi fianchi e iniziai con movimento lento a lavorare con i miei
glutei, bastavano pochi movimenti che lei raggiungeva un nuovo
orgasmo sentivo il suo “humus” bagnarmi i testicoli, lei ormai
sazia si alzo lo prese in mano ed iniziò un massaggio un po' manuale
ed un po' orale così finalmente potevo lasciarmi andare e venire
anche io.
Da quel giorno la
presi a dormire con me nella mia stanza. E da quel giorno lei divenne
la mia donna che non ho mai più tradito, ad eccezione di una sola
volta, perché volevo accertarmi ed essere sicuro che non fosse falsa
come le altre, e feci una cosa di una cattiveria indicibile. Fu una
sera che io mi portai a letto una mia vecchia fiamma e chiusi la
porta della camera dal di dentro. Quando Nhung torno dal lavoro,
tardi come al solito, trovò la mia stanza chiusa e capii che con me
cera un'altra ragazza. Sicuramente deve aver pensato che io mi sia
stancato di lei ed andò a coricarsi sul divano dove la trovai il
mattino seguente rannicchiata ed ancora vestita, lasciai andare la
ragazza che avevo preso la sera precedente e dopo essermi sincerato
che avesse preso la via di casa tornai in sala ed andai a sedermi sul
divano dove lei stava ancora rannicchiata con il viso nascosto dai
capelli, pensai che stessa dormendo ed invece mi accorsi che stava
piangendo e sicuramente la notte non aveva dormito, le accarezzai i
capelli pensando come potevo scusarmi con lei per non essere banale
non riuscivo a trovare le parole mentre il magone mi saliva in gola,
la presi mettendola a sedere di fianco a me e presi ad asciugarle il
viso con un fazzoletto di carta, lei mi guardò ma non fece alcuna
scena e li, capii che lei mi voleva bene e non stava con me per i
miei soldi, la prima parola che riusci ad uscirmi fu “sorry”
(scusa) e le dissi:nessuna delle ragazze che lavorano nel pub
sanno che tu sei la mia donna, se ancora lo vuoi, ed io volevo essere
sicuro che tu non fossi come le altre, scusami se puoi e ti giuro che
non succederà mai più, Smise di singhiozzare e ci abbracciammo
fortemente. Dopo quel giorno io ho sempre mantenuto la promessa e
oggi ormai sono così vecchio che anche se lo volessi non potrei.
Purtroppo ho già imboccato il sentiero che porta alla fine, quanto
ancora si lungo da percorrere non ne ho proprio idea, so solo una
cosa, che indietro non si torna.
Passò un anno e così
per caso feci un contratto con una ditta taiwanese che aveva una
officina in una zona industriale nei pressi di Saigon. Questa ditta
produceva atomizzatori ed impianti di aspirazione e per
l'abbattimento delle polveri. Io le proposi di fare automazioni come
linee di scelta e confezionamento, i proprietari erano due fratelli
di Taiwan che non parlavano una parola di inglese, ma nell'ufficio
della ditta in Vietnam c'era una ragazza che parlava e scriveva in
inglese perfetto che serviva per i rapporti con i clienti e la
preparazione delle offerte e altri documenti. Io usai la mia partner
a Taiwan per essere introdotto e per rassicurarli delle mia capacità
di progettista oltre alla stipula dell'accordo per iniziare il
lavoro, concordammo con 3000 USD al mese da versare nel conto a
Taiwan più 1000 dollari cash al mese in Vietnam
oltre
ad un benefict qualora si cominciasse a vendere le macchine pari ad
un 5% del prezzo di vendita. Così iniziai a disegnare il mio
prototipo e tutti i particolari costruttivi delle parti che lo
contenevano. Dopo un mese che facevo la spola tra Vung Tau e Saigon
decisi di prendere un appartamento in affitto a Saigon e trovai una
villetta singola posta su quattro piani, un piano rialzato dove c'era
la cucina e la sala da pranzo, al secondo piano c'erano due stanze
con bagno di cui una l'usavo come soggiorno e l'altra come camera da
letto, al terzo piano altre due stanze più il bagno di cui una
l'avevo arredata a mo di studio e l'altra come stanza degli ospiti,
l'ultimo piano era diviso in due dove c'era la lavanderia, e l'altra
metà era un terrazzo coperto. Mi costava 600$ al mese, non poco ma
potevo permettermelo così feci venire Nhung a vivere con me a
Saigon. Mio padre era morto qualche anno prima quando ancora io
vivevo a Taiwan e mia madre malata di Alzheimer
ad
uno stato avanzato (ormai non c'era più con la testa) era finita in
ricovero per anziani, così la casa dei miei genitori venne messa in
vendita e quando mio padre andò a rogito la fece intestare ai figli
e nipoti. Un giorno che io vivevo già in Vietnam la casa venne
venduta per una discreta cifra e dovetti tornare in Italia per lo
sparti-mento dell'eredità presso un notaio. A me come agli altri
fratelli e nipoti vennero a prendere più o meno 5 milioni di lire
(l'euro non esisteva ancora) soldi che usai ad arredare la mia nuova
casa a Saigon e siccome mi era rimasto qualcosina in più la misi in
banca, manco a dirsi alcune amiche vennero a sapere della mia eredità
ed approfittando del mio buon cuore vennero a trovarmi a Saigon e mi
chiesero un prestito, una 200$ ed un'altra 400$ che ancora oggi mi
devono restituire (e adesso che non ho soldi mi farebbero comodo)
comunque, anche la madre di Nhung e la figlia più giovane vollero
aprire un piccolo ristorante a Vung Tau così chiesero a Nhung se
potevo prestargli 700$, glie ne diedi 1000$ con la speranza che un
giorno dopo che il ristorante fosse avviato tornassero indietro (devo
ancora vedere un soldo), pazienza.
Passo quasi un anno e
completai la mia linea di scelta, tutto da solo impianto elettrico e
programma del PLC incluso. Dopo averla provata e constatato il buon
funzionamento facendo delle prove con un po di piastrelle messe a
mano ad inizio macchina, la mia macchina era pronta per essere
portata in una ceramica a terminare il collaudo in produzione che
dissi prima di iniziare il lavoro con i fratelli Cheng che per conto
mio la macchina sarebbe finita solo dopo un paio di mesi di collaudo
in ceramica onde sincerarmi che tutto funzionasse bene prima di
iniziare a commercializzarla, ma i fratelli Cheng volevano iniziare a
venderla da subito chiedendomi qualora avessero trovato un compratore
che mi facessi garante del buon funzionamento verso il cliente.
Questo era contro i
miei principi e ribadii a Mr. Chen che personalmente io non mi
assumevo nessuna responsabilità se prima non l'avessi vista lavorare
in produzione per almeno due mesi come eravamo d'accordo prima ancora
di iniziare i lavori. A tale proposito gli avevo trovato anche la
ceramica che era disposta ad installare la macchina in prova a titolo
gratuito fino a quando non vi era certezza del buon funzionamento. Ma
Cheng non ne volle sapere e pretendeva che la macchina fosse pagata
prima di installarla in ceramica. Ed io gli dissi: lei non ha
capito un cazzo di come commercializzare dei prototipi senza aver
fatto una verifica in produzione ed inoltre come crede di trovare un
possibile compratore senza nemmeno una referenza il cliente non
compra niente mentre se la vedesse con i propri occhi lavorare in
produzione allora e solo allora potrebbe scendere a trattative. Così
gli dissi: la macchina è sua, faccia pure come crede ma non conti
più su di me in futuro e me ne andai.
Correva ormai l'anno
2003, ed ero tornato a Vung Tau e preso in affitto una villa
indipendente su due piani con davanti un piccolo giardino ed un
grande albero di mango, la villa era molto più grande di quello che
mi serviva, ma fu una occasione perché il proprietario la affittava
per soli 400$ al mese, al piano terra c'era un grande salone con una
grande scala che dalla sinistra della sala partendo dal centro
portava al piano superiore facendo un angolo arrotondato, il quale
era fornito di finestra non apribile ed i vetri a mosaico clorato per
dare luminosità alla scala sotto la scala un mobile bar e di fronte
un divano e due poltrone in stile barocco. Sulla destra uno stretto
corridoio che portava alla cucina, molto grande completamente
arredata oltre ad un grande tavolo in tek con sei sedie in stile che
fungeva da sala da pranzo, sulla parete di fondo un'ampia finestra ed
una porta porta che dava sul retro un cortiletto sufficientemente
grande dove alla sua destra c'era un disimpegno che faceva da
lavanderia ed anche sevizio igienico con doccia, mentre lungo il
corridoio c'era una porta che portava ad una stanza con senza
finestre ed un letto singolo per la domestica, subito dopo una
seconda porta che dava su un grande bagno con doccia, diviso in due,
una parte c'era il lavandino in ca-stonato in un mobiletto con un
grande specchio, mentre la seconda parte c'era il water e la doccia,
senza box, aperto e grande che consentiva di muoversi agevolmente,
tutto piastrellato in fine ceramica fino al soffitto ed il pavimento
leggermente in pendenza verso lo scolo grigliato dell'acqua. Il piano
superiore, raggiungibile attraverso lo scalone che portava ad un
corridoio abbastanza largo che serviva da ingresso ad altre tre
camere ed in fondo al corridoio una porta che si apriva sul balcone
posteriore, come si saliva, sulla destra del corridoio c'era una
porta che dava su un'ampia stanza grande quasi come il salone
d'ingresso la quale aveva una grande porta finestra molto luminosa
che dava su un balcone grande fatto ad arco che dava sul giardino,
stanza che io avevo arredato a mo di soggiorno e studio, andando
verso sinistra del corridoio si raggiungevano altre due stanze ed un
bagno grande di cui una era la nostra camera da letto, mentre l'altra
era vuota, la nostra camera da letto era quella in fondo al corridoio
la quale aveva una grande finestra che dava sul balcone posteriore,
il bagno grande era completo di vasca e idromassaggio (che pero
usammo molto poco) più i servizi igienici, (era molto più comodo
usare la doccia al piano terra). Sul balcone posteriore c'era una
scaletta a chiocciola che portava al terrazzo grande come tutta la
casa ad eccezione di un gabbiotto dove c'era la pompa e la vasca per
l'acqua che dava pressione all'impianto idraulico, terrazzo che io
avevo riempito di piante in grandi vasi, un po' per abbellire ed un
po' per curiosare senza essere visto oltre le finestrelle di un bagno
della villa di fianco alla mia quando le padrone (due donne di mezza
età ad una certa ora della sera andavano a fare la doccia) belle
gnocche con i seni voluminosi ed un bel triangolo di pelo nero tra le
gambe, non nascondo che mi facevano arrapare al quanto. Vabbè.......,
chiusa la parentesi poco dignitosa andiamo avanti con il racconto.
Per tutto il 2003 e
2004, feci svariati interventi, alcuni direttamente per le ceramiche
di taiwanesi che contattavano la mia socia a Taiwan, altri invece per
una ditta italiana che io rappresentavo a Taiwan, sia come vendite
che come assistenza, interventi fatti per assistenza e rigenerazione
impianti non solo in Asia, ma anche in Turchia, Spagna ed Ecuador.
Quando agli inizi del 2005 iniziai ad ammalarmi, il medico diceva che
si trattava di bronchite e mi curava con farmaci medio leggeri, ma
anziché migliorare peggioravo fino al punto che fare le scale
diventava un problema ed avevo il fiatone ed il respiro corto, decisi
di farmi i raggi al torace e il radiologo, visto le lastre disse alla
mia compagna che dovevo ricoverarmi immediatamente in un ospedale a
Saigon specializzato per malattie polmonari, così, dopo un paio di
settimane di ricovero iniziavo a ristabilirmi e stare meglio
ripetendo settimanalmente di fare i raggi x al torace per verificare
l'andamento della terapia, passò un mese o poco più e stavo molto
meglio, i polmoni erano ora liberi da infezioni che erano causate da
miceti (una specie di fungo che si annida nelle pareti interne dei
polmoni) causando difficoltà respiratorie e di conseguenza
diminuzione di ossigenazione nel sangue che era la causa della
spossatezza e senso di fatica. Morale, dopo un mese o poco più stavo
molto meglio e chiesi di essere dimesso per tornare a casa con la mia
donna che per tutto il periodo di degenza è sempre stata con me
giorno e notte in una stanza privata con due letti, uno per il
malato, io ed uno per l'assistente, lei. La dottoressa che mi aveva
in cura (una giovane piccola ragazza che parlava inglese) mi disse
che era ancora presto ma che comunque potevo farlo sotto la firma di
un documento in cui mi assumevo la responsabilità, io gli risposi
che ero d'accordo e che potevo continuare la terapia standomene a
casa a Vung Tau. Prima di dimettermi il primario dell'ospedale volle
che andassi nel suo ufficio e lì, fu la volta che appresi che la mia
malattia era causata dalla ormai precaria situazione immunologica
dovuta al fatto che ero affetto dal virus HIV – l'AIDS, quando lo
appresi mi caddero le braccia, ma feci buon viso a cattiva sorte
pensando che ormai avevo vissuto abbastanza e pertanto potevo anche
finire di vivere, ma la mia immediata preoccupazione andò verso la
mia compagna nel senso che sicuramente ed involontariamente avevo
contagiato anche lei che era ancora giovane. Quando tornai nella
stanza la misi al corrente e che era meglio che anche lei facesse un
controllo del sangue, e di fatti era anche lei sieropositiva ma la
sua situazione immunologica non era così compromessa come la mia.
Prima di uscire dall'ospedale passammo dalla farmacia a ritirare i
farmaci per continuare la terapia da casa. Ero sconcertato, avvilito
e triste, mentre la mia donna cercava di consolarmi e mi disse di non
rivelare a nessuno della nostra malattia.
Non sapendo di preciso
quando avevo contratto il virus, ma presumendo data la mia situazione
immunologica che ormai ero affetto all'HIV da diversi anni, telefonai
alla mia socia a Taiwan confessando la mia situazione e
raccomandandomi con lei di andare a fare una analisi del sangue, che
per fortuna risultò negativa, facendo un paio di conti, i miei
rapporti sessuali con la mia socia cessarono nel 1997 e che pertanto
avevo preso il virus in Vietnam in quei tre anni prima del 2000 prima
di mettermi con Nhung dato che dopo di lei non vi furono altre
avventure sessuali con ragazze diverse mentre invece prima ne ebbi in
abbondanza, e delle mie amiche a Vung Tau che io sappia non sono
infette quindi, pensavo chi poteva avermi attaccato il virus, forse
che lei a quei tempi fosse una portatrice sana oppure in un paio di
occasioni quando per lavoro mi ero recato al nord del Vietnam.
Comunque tra me dissi pazienza, certo che però sono stato un bello
stronzo a non usare il preservativo con ragazze che non conoscevo, ma
ormai non potevo farci nulla. Quando la mia socia a Taiwan mi
telefonò per assicurarmi che lei non era infetta ma comunque
indignata con me per la mia leggerezza e mi chiese cosa avevo
intenzione di fare, risposi che tutto sommato non avrei fatto nulla
aspettando la mia fine. Non essendo più in grado di lavorare mi
facevo trasferire 1000$ al mese dal mio conto a Taiwan sul conto che
avevo a Saigon, quando mi sorse un dubbio, e telefonai alla mia socia
a Taiwan chiedendo se i soldi che mi mandava tutti i mesi venivano
dal mio conto oppure no, lei rispose: Caro Claudio il tuo conto e
ormai secco da qualche mese - cazzo!!! perché non me lo ai detto
prima, ero adirato capendo che i soldi che mi mandava venivano dalle
sue tasche, e questa situazione non potevo sopportarla, così decisi
di avvisare i miei figli della mia situazione e che volevo tornare in
Italia.
Tornai in Italia i
primi di ottobre 2006 e mio figlio maggiore venne a prendermi
all'aeroporto al mio arrivo. Durante il tragitto in macchina per
andare a Marano sul Panaro (paese dove avevo vissuto con la mia
famiglia prima di trasferirmi a Taiwan) mi disse che aveva trovato un
appartamento per me non molto lontano da casa dove ho abitato e dove
vivevano i miei figli con la mamma, e mi spiegò che la mamma non
voleva ospitarmi in casa: primo perché non era più sola, aveva
anche lei un compagno, secondo perché non voleva avermi per casa, va
bene dissi e chi paga l'affitto dato che non avevo un lavoro, di
questo non ti devi preoccupare te lo paghiamo noi, mio figlio rispose
l'importante è che tu vada subito al policlinico a Modena a passare
una visita ed iniziare le cure dove ti abbiamo già preso un
appuntamento per domani per le analisi del sangue, pertanto domani
mattina non fare colazione e neppure prendere un caffè fino a quando
non ti avranno fatto il prelievo. Apparentemente stavo abbastanza
bene ma solo apparentemente perché una settimana dopo il prelievo
andai dal dottore che mi ebbe in cura ed aveva già l'esito delle
analisi, dalle analisi era emerso che ero seriamente malato e mi ero
rimasto con soli 13 CD4 (anticorpi) quindi il mio sistema
immunologico era molto compromesso (anche se a guardarmi non
sembrava) quindi mi diede la terapia di farmaci per frenare
l'attività del virus per mezzo di antiretrovirali oltre a una serie
di antibiotici per tenere il più possibile lontano il rischio di
prendere altre infezioni opportunistiche, e mi lasciò andare a casa
raccomandandosi di osservare la terapia, non bere alcolici ma dovevo
bere molta acqua perché il mio corpo era semi disidratato. Non
passarono molti giorni che mi resi conto che il mio stato fisiologico
era ormai al limite, e stavo perdendo il controllo non potevo più
controllare me stesso, perdevo le orine prima ancora di arrivare in
bagno e con esse anche le feci così avvisai il dottore che subito
ordinò il ricovero in ospedale per avermi costantemente sotto
controllo ed iniziare una cura intensiva per ristabilirmi
fisiologicamente. Mi resi conto che se fossi rimasto in Vietnam anche
solo un paio di mesi in più in Italia ci sarei tornato dentro una
bara che era poi quello che desideravo. Sarà il fatto, o il destino,
o perché il buon Dio ha pensato che non era ancora il mio momento, e
che dovevo vivere ancora forse per capire il male che avevo fatto ed
espiare i miei peccati con altre sofferenze per purificarmi l'anima,
così mentre ormai stavo affondando nel mare dell'Oblio fui preso per
i capelli e salvato.
La mia degenza in
ospedale durò più o meno 40 giorni, durante i quali, giorno dopo
giorno mi stavo ristabilendo fisicamente ed anche moralmente, durante
il periodo di degenza in ospedale mi resi anche conto che la mia
malattia non era la più grave che esiste, e vedi altre persone stare
peggio di te e smetti di commiserare te stesso ed avere compassione
per quelli che stanno peggio, mentre quando dormi sogni che quando
uscirò di qui voglio camminare libero nella natura, poter
contemplare le piante ed i fiori che si rigenerano dopo il lungo e
rigido inverno, godere del caldo dell'estate, e stupirsi per come la
natura indossa gli abiti più sgargianti e ricchi di colori prima di
andare in letargo e lasciare cadere le foglie ormai insecchite e
trasportate dal vento per prepararsi ad affrontare un altro rigido
inverno fino al prossimo risveglio in primavera, e ciclo dopo ciclo
passano gli anni e scorrono le stagioni fatte di mesi e di giorni,
mentre per gli esseri umani le sue stagioni sono suddivise in
frazioni di tempo che durano qualche anno, con la differenza che
durante il nostro autunno non indossiamo gli abiti più sgargianti ma
insecchiamo come le foglie raggrinzite che si staccano dai rami e
trasportate dal vento finiscono al suolo che lo assorbono e lo
trasformano in concime e fertilizzante per nutrire la terra affinché
altre vite possano rinascere in primavera, e questa è la morte del
corpo ma non dell'anima che tornerà a rivivere in un corpo nuovo per
una altra esperienza di vita. Io di questo sono fermamente convinto
ed è per questo che non temo la morte e quando sarà il mio momento
me ne andrò serenamente, questa è la ragione per cui non ho mai
amato il denaro ma solo apprezzato la sua utilità ed
indispensabilità come mezzo per vivere. Comunque non voglio
lasciarmi trasportare da aforismi e perciò è meglio tornare ai
fatti di storia.
Venni dimesso
dall'ospedale, guarito da tutte le infezioni opportunistiche giusto
qualche giorno prima di Natale, magro e debole per la lunga degenza,
i miei muscoli si erano atrofizzati a tal punto che fare le scale per
raggiungere il mio appartamento era un problema e mi dovevo aiutare
con le mani aggrappate alla ringhiera per riuscire a fare i gradini.
Finalmente ero a casa, ora dovevo ristabilirmi in fretta per
ritornare al mio peso forma nel più breve tempo possibile ed essere
in grado di tornare al lavoro, perché quello che meno sopportavo era
di essere di peso agli altri, figli e fratelli inclusi, l'unica via
per arrivare a questo era fare esercizi per rassodare la mia
muscolatura e con una adeguata alimentazione calorica. In tre mesi
circa ero tornato in forma e verso la fine di marzo mi diedi da fare
per riprendere il lavoro, a tale scopo tornai ad iscrivermi alla
camera di commercio come autonomo ed artigiano e tramite le vecchie
conoscenze ripresi a lavorare per le ditte che avevo servito prima di
ammalarmi. Finalmente ero tornato autonomo ed autosufficiente e
potevo badare a me stesso per pagare l'affitto di casa e tutto il
resto, con un piccolo sovvenzionamento ottenuto dalla banca mi
comprai una auto di seconda mano ma in buono stato perché senza di
quella non potevo iniziare a lavorare ed avere un mezzo per recarmi
al lavoro ed andare in trasferta a fare qualche intervento presso i
clienti della ditta che servivo, facendomi rimborsare le spese che
sostenevo per la macchina ed i pasti fuori casa, mentre quando dovevo
recarmi all'estero ed affrontare lunghi viaggi preferivo usare
macchine a noleggio, tanto con il rimborso chilometrico potevo
pagare il noleggio e mi rimaneva anche qualche soldo in più e grazie
a contratti a lungo termine con l'AVIS potevo usare macchine di
grossa cilindrata comode e semi nuove.
Ero come rinato a
nuova vita, e ripreso la mia dignità di uomo ancora una volta utile
ed indispensabile grazie alla mia pluriennale esperienza sul lavoro
con professionalità, erano gli inizi dell'anno 2007 e sembrava che
tutto filasse liscio e durevole, mese dopo mese, grazie ai farmaci
che mi passavano gratuitamente, riprendevo sempre più anticorpi
(CD4) fino a raggiungere la normalità con un organismo in una
condizione immunologica sufficiente a non rischiare di prendere altre
infezioni opportunistiche, praticamente non più malato di AIDS ma
solo sieropositivo, e mai mi sarei aspettato che tutto finisse di li
a poco verso la fine dell'anno successivo, novembre 2008 quando a
causa della crisi economica persi il lavoro per ricadere in una nuova
crisi esistenziale. Ma questa è storia già raccontata e quindi
questo capitolo finisce qui.
------x------
Capitolo
II
IL
MIO RITORNO IN ITALIA
A
causa di un deperimento organico, per la scarsa alimentazione, non
per ciò che riguarda la quantità ma più per una scarsa quantità
di calorie, riso, riso, non ne potevo più, ho perso vistosamente
diversi kg. E pertanto ho preferito rientrare in Italia, prima di
andare in pensione, precisamente il 22 di settembre 2013, e sbarcato
sul suolo italiano il 23.
Ma
ho trovato diverse sorprese sgradevoli, la prima, quando mi recai al
Policlinico di Modena per il prelievo del sangue, mi è stato detto
che non potevo farlo perché dopo tutto questo tempo passato
all'estero avevo perduto il diritto all'assistenza sanitaria gratuita
perché non avevo più la residenza in provincia di Modena e quindi
cancellato dalla anagrafe del comune di Marano sul Panaro, e senza
una dimora dimostrabile con copia di contratto di locazione non
potevo riottenere il diritto all'assistenza sanitaria.
Fortunatamente, il mio medico che da sempre mi teneva in cura ha
fatto si che almeno potessi fare le analisi del sangue per verificare
il mio attuale e reale stato di salute. La seconda è che per
arrivare a marzo 2014 quando finalmente potrò godere della pensione,
con l'aiuto dei miei due fratelli che disponevano di una cifra di
5.000€ con la quale arrivare alla data della pensione, sei o sette
mesi al massimo, da fare fronte ad avere un alloggio per vivere e
farmi da mangiare, quindi grazie a mio fratello Giorgio ho trovato
una sistemazione provvisoria a 280€ al mese (spese incluse), con
una camera piccola e stretta ma sufficiente per dormire, sempre
meglio della condizione dove vivevo in Vietnam, dico provvisoria in
quanto io devo trovare un domicilio dove il proprietario possa fare
un regolare contratto di locazione onde potermi iscrivere ad una
anagrafe della provincia di Modena e riacquistare il diritto
all'assistenza sanitaria, ma la proprietaria di questa locazione
(affitta camere non in regola con le norme vigenti) non vuole
concedermi la stipula del contratto, ma abbiamo accettato in attesa
di trovare qualcosa di meglio e definitivo. La cosa più importante,
dato che dal risultato delle analisi la mia condizione medico
sanitaria è buona e devo solo cominciare una dieta ricostituente a
base di cibo ricco di proteine per tornare al mio peso forma, cosa
che spero di riuscirci in un paio di mesi circa forse più che meno.
E
così, siamo arrivati ad oggi 21 ottobre e vivo ancora in questa
piccolissima stanza con il riscaldamento spento nonostante le
giornate stanno diventando sempre più fredde la padrona di casa non
ha ancora pensato ad accendere il riscaldamento, per risparmiare
tanto lei, non vive qui in questa casa per fortuna che essendo
piccola la stanza è facilmente stemperata rispetto alla temperatura
esterna grazie al calore emanato dal mio corpo, ma quando esco dalle
coperte per andare in bagno devo indossare il mio piumino per non
prendere freddo e rischiare di ammalarmi, devo stare molto attento a
non ammalarmi, non me lo posso permettere in quanto vivendo solo non
avrei nessun aiuto e devo rimanere in salute assolutamente, per
fortuna posso usufruire della cucina per preparare da mangiare i miei
frugali pasti: colazione a base di caffè latte e pane raffermo, un
piatto di pasta per pranzo seguito da un po di formaggio con un po di
pane e per cena, non sempre ma un po di carne con contorno di
verdure, alternando a volte con un piatto di zuppa di verdure, un po
di frutta di stagione, badando di contenere il più possibile la
spesa giornaliera, perché le risorse disponibili sono molto
limitate, ma a quasi un mese che sono in Italia non vedo ancora
nessun miglioramento fisico eppure rispetto a prima mangio a
sufficienza e ciò che più conta seguo una dieta mediterranea a base
di pasta, pane, latte e frutta. Evidentemente un mese è ancora
troppo poco per notare ad occhio nudo un miglioramento corporeo,
evidentemente in precedenza avevo bruciato tutti i miei grassi ed ora
necessito di tempo per rigenerarli e vedere un pur piccolo
miglioramento fisico.
Quando
mi è possibile cerco di fare movimento fisico tutti i giorni con
camminate e piccoli esercizi fisici da camera quando il tempo non mi
consente di uscire all'aperto, ormai l'autunno è già inoltrato e
presto l'inverno si appresta ad arrivare spogliando gli alberi del
fogliame che al momento sfoggia i suoi colori più belli, a volte
penso quanto meravigliosa è la natura vedendo le foglie cadere dai
rami che prima di morire si colorano di colori meravigliosi, quasi
volessero vestire il miglior vestito prima di cadere al suolo ormai
morte, pronte solo a fare da concime per il nuovo risveglio nella
prossima primavera, il loro ciclo vitale finisce con questa stagione
ormai stanche dopo un lungo lavoro estivo per trasformare i raggi di
sole estivo in clorofilla per alimentare la pianta madre che si
appresta ad andare in letargo per i mesi invernali.
Bene...
lentamente, in quanto le giornate non sembrano avere mai fine perché
non avendo niente da fare la noia dominante e stancante, riempie il
mio tempo che sembra non avere mai fine siamo comunque arrivati ad
oggi gennaio 2014, tutti i documenti che servivano sono stati fatti
ed ho anche cambiato residenza trasferendomi in una stanza
leggermente più grande ed accogliente, sita in un appartamento dove
con me convivono altre due persone, ognuno nella propria stanza, qui
in periferia di Modena leggermente distante dal centro città che non
posso raggiungere a piedi ma devo prendere per forza l'autobus, così
per risparmiare in quanto dipendo ancora dai soldi che mi passa mio
fratello maggiore Giorgio, ma fra cinque mesi circa (in giugno)
dovrei iniziare a prendere i soldi della pensione ed essere
indipendente anche se con circa 700€ al mese di pensione di certo
non si fanno i salti mortali, ma stando molto attenti mi consentono
di vivere abbastanza dignitosamente, in più sono assistito da un
ente di sussistenza che mi passa i viveri come pasta latte ed altro
in abbondanza oltre a buoni spesa ecc. Morale tutto quello che devo
comprare tutti i giorni con il contante è molto poco, pane, frutta,
e acqua oltre a qualche bibita come succhi di frutta ed altro,
insomma tutto sommato devo ritenermi ancora un uomo fortunato
rispetto a tanti altri che non riescono a sbarcare il lunario perché
hanno famiglia e non hanno un lavoro come me del resto, però con la
differenza che loro la data di pensionamento è ancora lontana, e
soffrono incredibilmente di questa situazione di miseria e qualcuno
non ce la fa e preferisce togliersi la vita, e tutto questo lo
dobbiamo subire a causa della casta corrotta
di politici che non hanno un'anima e neppure un senso di rimorso e
che godono di super stipendi e super pensioni pagate dalla
collettività dei lavoratori Italiani che ancora hanno una
occupazione. Ma non voglio parlare di politica nel mio diario, e
preferisco parlare di me e dei miei progetti in futuro, si perché
anche se sono nella terza età nutro ancora dei progetti per il mio
futuro, questo mi fa sentire vivo e mai rassegnato ad una vita
sciatta nella rassegnazione in attesa della fine dei miei giorni,
NO.. NO.. questo lungi dai miei pensieri e mai mi rassegnerò o mi
darò per vinto fino all'ultimo soffio del mio respiro.
------x------
Capitolo
III
Nessun commento:
Posta un commento