Il mio diario

Racconti di vita di un piccolo uomo

Saigon, Vietnam 23/06/2013 – 06:30 AM Domenica.

Che dire della vita!
Per come sono messo oggi non posso certo dire che è bella, anzi, potrei anche dire: che schifo la vita”.

Capitolo I

Sessantacinque anni compiuti in gennaio, povero, senza un soldo in tasca, senza un lavoro, vivo con la mia compagna nel suo ristorante, anzi è meglio specificare che è della madre di lei, una vecchia (non troppo perché più giovane di me) arcigna ed insopportabile, un ristorante di terz'ordine, per gli operai di questa zona industriale a circa mezzora da Saigon, che non da grossi guadagni, anzi, il ricavato basta appena per tirare avanti pur considerando un notevole numero di clienti, la giornata inizia alle quattro e trenta del mattino per preparare il cibo per colazione a base di riso, una braciola di maiale cotta alla brace, con qualche fetta di cetrioli e pomodori crudi come contorno di verdura, al modico prezzo di 15.000 Dong, che tradotto in euro sono circa poco più di 50 centesimi, lo stesso vale per il pranzo e la cena, naturalmente più vario e ricco di pietanze a base di pesce, carne di maiale, e pollo preparato in vari modi, naturalmente oltre a verdura cotta e una tazza di zuppa di verdure, di due diversi tipi (la verdura qui costa pochissimo e ci sono un gran numero di varietà che in occidente non esistono), il tutto sette giorni su sette, che fanno tutti i giorni uno uguale all'altro. La domenica si distingue solo per il minor numero di affluenza dei clienti perché gli impiegati generalmente la domenica non lavora e quindi c'è meno carico di lavoro anche per noi.
Naturalmente io devo lavorare gratis, ma posso mangiare bere e dormire anche se devo ammettere che il mio lavoro non mi porta via troppo tempo e questo mi permette di avere molto tempo libero che posso dedicare al mio unico amico rimastomi, il mio Notebook, senza il quale impazzirei dalla noia. Il mio lavoro consiste nel disimpegno dei tavoli durante l'ora di pranzo, che nell'ora di punta che varia dalle undici fino alle dodici e trenta circa, pullula di clienti, pur non essendo un lavoro pesante, è per me un lavoro umiliante considerando i miei trascorsi da super tecnico che in passato ero stimato e ben pagato. Mentre ora sono costretto a vivere e dormire in un soppalco all'interno del ristorante il quale è raggiungibile tramite una scaletta verticale o quasi di metallo. In questo soppalco viviamo io e la mia compagna, suo figlio, ed il figlio di sua sorella oltre ad una inserviente che è addetta al lavaggio delle stoviglie ed altri lavori vari, ma almeno lei è pagata ed anche se non molto è sempre meglio di niente, mentre la “vecchia” dorme in una brandina al pian terreno sita vicino alla scaletta, spesso di notte mi devo alzare per orinare e scendere per la scaletta per andare al cesso, che si trova al piano terra. L'inserviente? Come descriverla: scura di pelle (evidentemente di origini contadine) bruttina, magra e di bassa di statura, che la mattina si alza alla mia stessa ora per essermi d'aiuto a preparare le stoviglie e ordinare i tavoli oltre che spazzare il pavimento (se pavimento si può chiamare, in cemento grezzo e pieno di buchi).
Oltre che bruttina, si vede che al mattino soffre di mal di pancia e scoreggia in continuazione, per fortuna inodore, a me personalmente la cosa non da fastidio ma mi fa sorridere a denti stretti (quei pochi che mi sono rimasti) per non metterla in imbarazzo. Pertanto io e la mia compagna non abbiamo praivasi e le poche volte che facciamo sesso, verso il mattino, dobbiamo farlo in silenzio, per paura di svegliare qualcuno, ma se devo essere onesto, questo non succede spesso, primo perché ormai alla mia età sono sempre meno frequenti le volte che sono “arrapato” a differenza di qualche anno prima che lo ero più spesso ed in grado di soddisfare la mia donna che è più giovane di me di trentacinque anni e quindi nel pieno della sua maturità sessuale, e di questo, lei sicuramente anche se non lo dice, ne soffre, sopra tutto ricordando quando ero un po' meno vecchio ed ero spesso “arrapato” e quando si faceva all'amore, lei, poteva avere più di un orgasmo durante lo stesso amplesso, ora, è costretta ad averne magari uno e molto meno frequentemente di un tempo, ma che posso farci, sto invecchiando mio malgrado, e le forze mi abbandonano un po' alla volta. Per questo, ho iniziato dicendo che dire della vita, ma invecchiare purtroppo fa parte della vita stessa e non mi resta che accettare la mia condizione anche quando è sgradevole e fare buon viso a cattiva sorte, ciò non toglie che la speranza che non sia sempre così non mi abbandoni e spero che vi saranno giorni migliori di questi. Se c'è una cosa che mi sostiene e che mi sprona ad andare avanti e proprio la speranza. Questo 2013 mi sembra l'anno più lungo della mia vita e vi spiego il perché: da mio fratello maggiore ho avuto notizia che l'anno prossimo in marzo dovrei andare in pensione, sempre se, e sottolineo se, il governo non mi faccia altre sgradevoli sorprese come è capitato con il precedente governo Monti che per far quadrare i conti dello stato ha avuto la brillante idea di fare slittare il pensionamento per anzianità, infatti Io dovrei già essere in pensione se le cose fossero rimaste come prima e non mi troverei in questa situazione di miseria. Stando a quello che mio fratello mi ha detto dopo essersi informato, io dovrei percepire una pensione pari a seicento o settecento euro al mese, che in Italia non sarebbero sufficienti per vivere con quello che costa la vita, un appartamento in affitto che per quanto piccolo possa essere non costa meno di quattrocento euro al mese e con quello che resta devi pagarti luce, acqua, gas, probabili spese condominiali, vestiario pesante per fare fronte al rigido inverno e mangiare con il poco che mi resta, se qualcosa resta.

Mentre qui in Vietnam bastano ed avanzano, mi permetterebbero di tornare a Vung Tau ed affittare un bel appartamento arredato in una palazzina nuova con tutti i servizi, rete TV multicanale ed internet tutto incluso per soli 250 euro al mese con vista sul mare, a cinquanta metri dalla spiaggia, farmi da mangiare all'Italiana ed in abbondanza con meno di cento euro al mese. Questo è il sogno che mi da la forza di tirare avanti. Potermi alzare al mattino non prima delle sei, indossare un paio di bermuda, una maglietta ed un paio di infradito, scendere in spiaggia e fare lunghe passeggiate scalzo sul bagnasciuga con le fresche onde del mare che ti bagnano i piedi, (questo per tutto l'arco dell'anno) con tutta calma, fermandomi ogni tanto ad osservare i bagnanti e le giovani ragazze che non disdegnano mai di regalarti un sorriso ed un “Hello!!!” scaldato dai raggi del sole che nelle prime ore del mattino non ti strinano la pelle, per poi rientrare in casa fare una bella doccia e curarti l'aspetto in un bagno come si deve, poi una buona colazione a base di caffè fatto con la moca all'italiana macchiato con un po' di latte, un paio di toast con burro e marmellata, oppure due uova al tegamino “all'occhio di bue” ed il pane ancora caldo e croccante comprato sotto casa giusto un istante prima di salire, una bel bicchiere di spremuta o frullato di frutta fresca esotica e poi, con tutta tranquillità sedermi a smanettare con il mio amico notebook controllare la posta e navigare in facebook per mantenere i contatti con i miei numerosi amici sparsi per il mondo e leggere le notizie di ciò che accade intorno a me, verso le undici e non più tardi scendere, prendere la bicicletta ed andare al mercato a fare spesa per ciò che serve per il pranzo e la cena, il pomeriggio una sana pennichella di almeno un paio d'ore non di più. Alle cinque quando il sole è ormai basso e prossimo al tramonto, scendere, prendere la bicicletta fare una bella passeggiata sul lungo mare dalla parte del golfo fermarmi a contemplare il tramonto magari con una bella birra fresca e rientrare quando ormai è buio per cenare. La mia compagna? La lascerei al ristorante a lavorare per la “vecchia” e faticare tutti i santi giorni, qualcuno penserebbe: ma non ti senti solo? Hooo nooo, anche perché sono abituato a vivere da solo, e poi la mia donna andrei a trovarla di tanto in tanto, e quando si sarà stancata di stare con la “vecchia arcigna” e avida può sempre venire a vivere con me.

Vung-Tau è una ridente cittadina che si trova alla sinistra della foce del fiume Mekong, uno dei più grandi fiumi dell'Indocina, questa cittadina è sita tra due colline raggiungibile da Saigon sia via terra che via acqua tra gli innumerevoli rami del delta del fiume quasi tutti navigabili, in fatti a Saigon pur essendo a 80 km dal mare aperto è un porto di navi sia mercantili che da crociera, questo grazie all'ampiezza e profondità dei rami del delta.
Saigon, ribattezzata Ho Chi Minh City, dopo la cacciata degli americani e la instaurazione della repubblica popolare socialista del Vietnam, ma tutti preferiscono chiamarla con il suo vecchio nome, abitanti inclusi, si affaccia sulle rive del fiume Saigon dal quale prese il nome in passato che è anche il porto. Saigon famosa in tutto il mondo a causa dell'ultimo conflitto contro l'esercito Americano che ha conosciuto l'unica sconfitta della sua storia tra le innumerevoli battaglie sia in Indocina che sul Pacifico contro il Giappone, la Corea del nord ed in Europa contro i Nazisti, oltre alla guerra del Golfo contro il regime di Saddam Ussein. Mentre l'esercito Vietnamita, nonostante la sua notevole inferiorità di mezzi e di uomini è riuscito a sconfiggere il potente esercito statunitense e non solo, Il Vietnam vanta della guerra più lunga mai conosciuta, (trent'anni di conflitti), prima per conquistare l'indipendenza dalla Francia liberando il paese dallo sgradito strapotere coloniale e poi in Cambogia sconfiggendo il sanguinario esercito di Pol Pot, ed altre scaramucce con la grande Cina al nord cacciando gli invasori Cinesi oltre il loro confine.

Ma non usciamo dal seminato e continuiamo a parlare di questa cittadina, oggi particolarmente bella e ricca.
Vung Tao è sulla terra ferma collegato da un istmo non più largo della strada che collega Vung Tao con Baria capoluogo di provincia. L'istmo che collega le due cittadine è lungo non più di dieci chilometri ad ai suoi lati vi è una bassa laguna palustre, ricca di mangrovie che durante la bassa marea rimangono all'asciutto, naturalmente pochissimo abitata a parte qualche capanna di pescatori che avendo ricavato delle vasche possono allevare il pesce nei vivai, mentre la città si estende tra due colline, di cui una che da sul mare aperto
e sulla sua cima c'è un grande faro, guida di riferimento per le navi che devono entrare per arrivare al porto di Saigon attraverso un braccio del delta del Mekong molto ampio che consente la navigazione indipendente senza la guida di rimorchiatori fino al porto ai piedi della Città.
Quindi, abbiamo un lato della città (il centro) che da sulla baia ed un altro che si affaccia sul mare aperto con una lunga spiaggia di sabbia, completamente libera e non monopolizzata da lidi di privati come le nostre spiagge in Italia.
Mentre dove vivo adesso, nel ristorante che si trova vicino ad un ponte su un canale di acqua scura e maleodorante, non offre la possibilità di escursioni fuori casa e quindi il luogo è estremamente noioso e monotono e mi tornano alla mente i famosi schetch, rimasti nella storia, tra Sandra Mondaini e Raimondo Vianello: “che noia che barba che noia”.

Non è sempre stato così, ho avuto tempi migliori ed anche di peggiori di questo.
Dopo l'Italia, il Vietnam è il paese che più amo di ogni altro che ho visitato durante la mia vita lavorativa, anche se è stato la causa del mio male anzi no, diciamo che la causa del mio male è solo mia, il Vietnam è solo il luogo dove ho preso la mia malattia (sono sieropositivo all'HIV) la vera causa è la mia negligenza e leggerezza di comportamento che ho sempre avuto con il sesso, sottovalutando tutti i gravi rischi che esso comporta, infatti non ho mai usato contraccettivi come il preservativo anche con ragazze e donne appena conosciute, incluse quelle di “facili costumi” per non usare la parola puttane, io le ho sempre considerate tutte come donne anche quelle che pagavo. In realtà ci sono molte più puttane tra le donne cosiddette per bene che tra quelle che si fanno pagare per necessità o per mestiere, questa è la mia personale opinione e di ciò che dico ne sono persuaso per esperienze vissute in passato, inclusa quella che ho sposato. Prima che la sposassi girava voce che fosse una ragazza di “quelle” in gioventù e io lo sapevo, ma decisi di sposarla perché l'avevo conosciuta per quello che era veramente e non per le chiacchiere della gente, era una ragazza piena di complessi e di paure che non si fidava più degli uomini a causa del comportamento di sua madre e lei, suo malgrado come le altre sorelle, ne aveva ereditato tutte le maldicenze della gente cosiddetta per bene spero che i miei figli un giorno non mi portino rancore per questa mia affermazione della cruda verità. Infatti prima che la sposassi lei da me voleva un figlio perché un figlio poteva ridargli la voglia di vivere e qualcosa in cui credere e fondare la propria vita, ma non rimase mai incinta a causa del suo stato nervoso ed è per questo che decisi di sposarla per non essere anch'io come gli altri prima di me che hanno dato credito alle chiacchiere e l'hanno abbandonata al suo destino, proprio non me la sentivo di essere così meschino e presi la mia decisione anche contro il volere dei miei genitori che al quel tempo ascoltavano le chiacchiere della gente e avrebbero desiderato che il proprio figlio facesse una scelta migliore. Quando lo dissi in famiglia li avevo tutti contro: mamma, fratello e sorella, solo mio padre è stato onesto. Alle insistenze di mia madre dissi: mamma, sono maggiorenne e che tu lo voglio o no io la sposo mentre mio padre (sant'uomo) mi disse solo una cosa: sei sicuro di quello che fai? Ed io gli risposi: Babbo questa scelta riguarda la mia vita e solo io ho il diritto di giudicare quello che è giusto o sbagliato Mi basta, egli rispose. Dopo il primo figlio od il secondo od il terzo, non ricordo bene, mia moglie un giorno mi confessò che se sarebbe rimasta incinta prima che la sposassi, col cazzo che mi sposava.

Ma andiamo per gradi, voglio raccontarvi la mia storia facendo un percorso a ritroso, come dicevo ho avuto momenti migliori ed anche di peggiori. Cominciamo dai peggiori, due sono stati i casi in cui ero caduto in depressione fino a sentire il desiderio di farla finita e togliermi la vita, il primo per amore, ed il secondo a causa della perdita del lavoro e della mia dignità di uomo, si perché se ad un uomo togli il suo lavoro togli anche la sua dignità. Forse qualcuno penserà che è stupido pensarla in questo modo, nossignore, un uomo senza un lavoro si sente una nullità otre al fatto di non avere uno stipendio e nessun altro mezzo di sostentamento, non esiste nulla di più dignitoso per una persona sana di avere un lavoro e quindi essere autosufficiente nella vita senza dipendere dalla carità degli altri che provvedano al suo sostentamento, fatta eccezione dei malati che non possono lavorare perché non sono in grado.

Vediamo il caso più recente, quando nell'ottobre del 2008 persi il lavoro a causa della crisi economica. A quel tempo vivevo in Italia e lavoravo come libero professionista (artigiano) iscritto alla camera di commercio di Modena. Ho lavorato per diverse ditte ed in quell'anno lavoravo in particolare per una ditta di Bagno di Reggio Emilia, ditta per la quale ho prestato servizio diverse volte nella mia vita e che mi conosceva bene per il mio valore e serietà professionale, devo dire che nella mia vita lavorativa ho passato solo qualche anno come dipendente ma la maggior parte del tempo (parlo di anni) come autonomo, e si sa un autonomo ha sempre un lavoro precario perché può essere ingaggiato e lasciato a piacimento, pertanto si ha lavoro solamente in base alla meritocrazia. Se da una parte esiste un vantaggio, é quello della contrattazione e libertà di pretendere di essere pagato quando si è consapevoli delle proprie capacità e del servizio che posso offrire, mentre il rovescio della medaglia e quello di non avere diritto alle ferie ne di tredicesima e quando decidi di andare in vacanza lo puoi fare solo in base ai tuoi impegni di lavoro, naturalmente vacanze non retribuite è ovvio, oltre ad essere alla mercé dell'andamento del mercato, mi spiego; fino a quando c'è lavoro per la ditta committente si può avere una richiesta di ingaggio, quando a causa della crisi economica la ditta committente non ha più contratti, sono il primo ad essere lasciato a casa a zero euro, mentre per i dipendenti esiste la cassa integrazione all'artigiano rimane solo la disintegrazione della sua ditta individuale. E così fu, cessato il contratto ti dicono: mi dispiace ma siamo costretti a lasciarti a casa hee... che bello ne? Bene, in tanti anni di lavoro non mi era mai capitato, ma a causa ella crisi che ancora attanaglia l'Italia e non solo, trovare un lavoro era diventato impossibile. E così non rimane altro che attingere ai miei risparmi per tirare avanti e quando anch'essi sono finiti accumuli solo dei debiti come l'impossibilità di pagare l'affitto. Tutta questa “bella” situazione ti porta a non riuscire a dormire la notte e cadere in uno stato depressivo diventa inevitabile, e ti viene voglia di sparire per sempre dalla faccia della terra e lasciare ai posteri l'ardua sentenza. Ed io, ci ho provato. Una notte, dopo la mezzanotte, scrissi una email ai miei figli dicendo a loro che me nei sarei andato e che se mai avessero trovato il mio corpo non volevo funerali ne di essere sepolto in alcun luogo perché anche se non sono mai stato un marinaio io mi sono sempre sentito figlio del mondo e come tale non volevo nessuna sepoltura ne una lapide in nessun luogo ma solo gettato in mare aperto. Che bella stronzata, ma quando ci si trova in quello stato quello che uno sente e prova di se stesso non ha alcun valore. Comunque, presi la macchina e con i pochi soldi che mi erano rimasti andai verso il sud dell'Italia sul Gargano perché prima di farla finita volevo rivedere i luoghi dove un tempo molto lontano sono stato felice con mia moglie e mio figlio. Passai in quel luogo, vicino a Peschici Garganico circa 3 giorni pensando al mio passato e contemporaneamente come e dove togliermi la vita, il pomeriggio del terzo giorno, dopo avere trovato il luogo adatto, andai in paese a comprare una corda con la quale mi sarei impiccato gettandomi da una piattaforma sugli scogli che serviva ai pescatori, ormai avevo deciso e la sera tardi quando ero sicuro che nessuno fosse rimasto in quel luogo della scogliera, presi la macchina e mi accinsi ad andare verso la meta, nella mia testa scorrevano mille pensieri e guidavo come un automa quasi che la macchina sapesse dove andare, e vi giuro tra i mille pensieri affiorava una voce che sempre più insistentemente diceva; Claudio: ma che cazzo fai torna a casa torna a casa quando mi risvegliai da quel torpore, e stavo guidando, mi accorsi che avevo già oltrepassato l'imbocco della stradina che portava alla scogliera ed allora mi dissi: ma si, chi se ne frega vada come vada torno a casa, dopo questa presa di coscienza mi sentivo come rinato a nuova vita e continuai la strada che mi portava verso casa.
Arrivai a casa verso mezzogiorno del giorno successivo, avrei desiderato non incontrare nessuno fino a quando non sarei salito in casa ed invece dopo aver parcheggiato la macchina incrociai la figlia della padrona di casa che quando mi vide mi aspettò e mi abbraccio e disse: meno male che sei tornato, io avevo il magone che saliva in gola e gli occhi lucidi di lacrime, non dissi niente e rientrai in casa (naturalmente vivevo solo), di li a poco arrivo mio figlio minore, avvisato probabilmente dalla padrona di casa, non mi abbracciò ne mi sorrise, mi disse solo: ai combinato un bel casino, adesso andiamo dai carabinieri perché interrompano le ricerche e così fu, e correva l'anno 2009 precisamente tra fine di luglio e i primi di agosto.
Passò un altro anno, e nel frattempo essendo impossibilitato a pagare l'affitto, mi diedero lo sfratto, e chi ci andò di mezzo fu mio figlio maggiore perché fu lui a trovarmi quell'appartamento quando dal Vietnam decisi di tornare in Italia per curarmi (ma di questo ne parlerò in seguito). Nel frattempo ho cercato in tutti i modi di trovare un impiego, ma inutilmente, fino a quando cercando in Internet avevo trovato un ditta in Cina che sarebbe stata disposta ad offrirmi lavoro ma solo dopo una intervista nella loro sede in Cina.
Durante il processo, il giudice di pace diede ragione all'avocato che per richiesta del suo cliente per ottenere lo sfratto gli diede ragione e persi la causa e mi diedero 3 mesi di tempo per trovare una diversa sistemazione, dopodiché dovevo lasciare libero l'appartamento.
Fu un caso o la provvidenza non lo so, so solo che il giorno prima del termine, in accordo con questa Ditta Cinese e con l'aiuto di mio fratello potei acquistare un biglietto areo per recarmi in Cina. Non sapendo al 100% se sarei rimasto a lavorare oppure no, tra le mie cose nella valigia aggiunsi anche la corda che non avevo usato l'anno prima perché se non trovavo una sistemazione mi promisi che in Italia comunque non sarei tornato vivo.
Durante l'intervista, oltre al mio CV (curriculum vitae) spiegai al general maneger la mia situazione sinceramente dicendo tutta la verità, e forse fu per questo che alla fine, dopo un breve colloquio con gli altri azionisti mi disse naturalmente in Inglese: OK Claudio, benvenuto nella nostra compagnia. Voi non potete immaginare la gioia e tirai un lungo respiro di sollievo, dopo due anni avevo ritrovato un lavoro e riacquistato la mia dignità, certo lo stipendio non era il massimo ma almeno mi consentiva di vivere in modo indipendente, d'accordo, migliaia di chilometri lontano da casa, ma a questo ero abituato e la cosa non mi pesava.
Questa sistemazione, durò circa due anni, dal luglio 2010 fino al luglio 2012. ogni 3 mesi potevo rientrare in Italia per le visite di routine al Policlinico di Modena e rifare il visto per altri tre mesi, (il tutto spesato dalla ditta) fino a quando il governo cinese mi permise di farlo, ma un giorno cambiarono le condizioni per quelli che si recavano in Cina per lavoro e non rilasciavano più visti per tre mesi ma di un solo mese questa situazione diventò insostenibile per la ditta e quindi dovevo ottenere un visto di lavoro permanente. E per ottenerlo dovevo passare la vista medica per vedere se ero idoneo, e fu li che che si resero conto che ero sieropositivo e pertanto il permesso di lavoro non mi fu concesso, In Cina gli stranieri come me sono indesiderati ed impossibilitati ad ottenere un permesso di lavoro permanente. Così la polizia, venne in ditta e obbligò il mio datore di lavoro ad espellermi dal paese al più presto altrimenti avrebbero passato dei guai.
Morale, in Italia non potevo tornare perché non avevo di dove ne di come vivere. Ed è per questo che avvisai la mia compagna che sarei venuto a stabilirmi in Vietnam, ed eccomi qui a vivere con lei nel ristorante della “vecchia”.

Per il periodo che sono stato a lavorare in Cina, non stavo male anzi devo dire che stavo abbastanza bene, il mio boss mi aveva inserito come direttore tecnico progettista, avevo una bella scrivania in mogano scuro, un desck computer per il disegno ed il mio notebook ed in più nella scrivania di fronte alla mia cera una graziosa ragazza, giovane, 24 anni appena, Sindy che parlava perfettamente l'inglese, con la quale
 potevo conversare e usare come interprete per i rapporti con il personale. Premetto che tra noi non c'è mai stato niente di più che un sincero rapporto di amicizia oltre alla collaborazione sul lavoro, anche se onestamente confesso che ogni tanto un “pensierino” poco serio l'ho fatto, ella infatti oltre che essere bella a anche un bel personale e  d'estate indossava vestitini leggeri e trasparenti, e che dire...., sono vecchiotto si, ma non rimbambito e le belle donne mi piacciono ancora ma non ho mai allungato le mani, comunque tra di noi c'era un bel rapporto e devo dire che la ricordo ancora con sincero affetto, tanto più che la cosa era reciproca, ancora oggi mi scrive spesso raccontandomi come vanno le cose in ufficio. Ultimamente mi scrisse una email dicendo: Caro Claudio, senza di te qui in ufficio è una noia infinita, mi manchi molto. (Naturalmente in inglese). Ultimamente si è sposata con il suo fidanzato che mi fece conoscere un giorno che andammo in pizzeria in un ristorante italiano a Foshan. Be quando una così graziosa ragazza mi scrive queste cose non posso che esserne lusingato. Evidentemente anche se il mio aspetto oggi è un po trasandato mi è ancora rimasto il mio saverfer con le donne (modestia a parte).
Capitolo II

Perché nel 2008 ero in Italia
Il mio approdo in Vietnam ed il mio ritorno forzato in Italia
Prima di approdare in Vietnam sono stato sette anni a Taiwan dal 1993 fino al 2000, dove avevo fondato con una partner Taiwanese la nostra Trading Company …..........Ltd, ma di questo ne parlerò nel prossimo capitolo. Nel 2000 fu quando decisi di stabilirmi permanentemente in Vietnam, ma già dal 1997 iniziai ad andare in Vietnam, la prima occasione fu quando dovetti andare ad installare un paio di linee di scelta nella fabbrica di piastrelle in ceramica per conto del marito della mia partner taiwanese e per una ditta Italiana alla quale all'ora prestavo servizio. La Ceramica si trovava tra Vung Tau e Saigon ma più vicina a Vung Tau, e fu per questo che conobbi quella cittadina, (non essendoci Hotel nelle vicinanze della fabbrica), mi fecero alloggiare in un Hotel a Vung Tau, a quei tempi la città era molto diversa da come è oggi, senza dubbio meno bella allora di adesso, ma ugualmente interessante, specialmente per la vita notturna.
Vicino all'hotel dove alloggiavo, un modesto hotel tre stelle vi erano diversi Pub che pullulavano di belle ragazze, e naturalmente, manco a dirlo, uno alla volta li ho visitati tutti e mi sono fatto diverse amiche che naturalmente tutte le sere le andavo a trovare, ero capace di stare un'oretta dentro un Pub e poi uscire ed entrare in un altro. A quei tempi la consumazione costava molto poco, con un dollaro potevi farti una birra, (discorso diverso per i superalcolici) quasi tutti i pubs, anzi direi tutti avevano un bigliardo (quasi come un pub all'americana) frequentato solo ed esclusivamente da stranieri, (la gente del luogo non poteva permettersi il lusso) oltre al fatto che le ragazze la ignoravano, ognuna di loro cercava di farsi i clienti per avere una mancia extra, oltre che passare la notte con qualche cliente per una modica cifra. È ovvio che anch'io non mi sottraevo alla tentazione, specialmente il sabato sera perché la domenica mattina non dovevo andare al lavoro, chiaramente non avevo problema di soldi, perché senza attingere alla diaria, potevo contare su un lauto pocket money, 25 dollari al giorno, bastavano e avanzavano, ma io non lesinavo di certo e del mio pocket money rimaneva poco o niente. A quei tempi ero molto più giovane e siccome si vive una volta sola, a “caval donato non si guarda in bocca”. Qualche taiwanese mi rimproverava spesso perché sperperavo troppi soldi, ed io gli rispondevo: lo sai quale differenza c'è tra me e te, no! era la risposta e allora gli dicevo: Tu vivi per fare i soldi, mentre io faccio i soldi per vivere.
Sono sempre stato così fin da giovane ed ai soldi non ho mai dato troppa importanza, “quanti ne avevo tanti ne spendevo”.
 
 
 
Quanto è bella la mia donna, tanto bella quanto buona (buona di cuore) oltre che nel fisico, per questo l'amo tanto.

Per conto della ditta italiana che rappresentavo in Asia con sede a Taiwan nei pressi di Taipei, ho fatto altri interventi in luoghi diversi, periodi di un mese o poco più e poi rientravo a Taiwan, per la stessa ditta, oltre ad installare impianti a Taiwan, sono stato in quasi tutti i paesi dell'est asiatico, Thailandia, Indonesia, Malesia, Borneo, Sud Corea e Giappone. Solo nel 2002, dato che i rapporti con la mia partner a Taiwan si erano un po' raffreddati, decisi di stabilirmi in Vietnam pur mantenendo come base logistica l'ufficio a Taiwan che gestiva la mia partner come riferimento dei contatti con i clienti e per la vendita di ricambi. In verità il motivo fu anche un'altro, nel 1997 il business a Taiwan era notevolmente calato e molte ceramiche si trasferirono un po' in Cina, Malesia, Indonesia e Vietnam. Se non avevo commesse, vivere in Hotel costava, ed allora decisi di cercare casa, nel frattempo Vung Tau era cambiato vistosamente e la vita era diventata più cara, ai quei tempi frequentavo assiduamente un solo Pub “Tequila sunrise”, era il nome del pub e lo è tutt'ora, e grazie ad una ragazza del pub trovai una casa a pianterreno composta da una sala un corridoio che conduceva a due camere da letto ed alla cucina ed il bagno per il modico prezzo di 3.000.000 di Dong (circa 150 USD) al mese. Quella casa era l'abitazione della padrona di una serie di monolocali abitati da piccoli nuclei familiari, allora costavano solo 500.000 dong al mese. E siccome la padrona di casa era avida di denaro si trasferì in uno di quei monolocali lasciando l'appartamento libero per me e per la ragazza che approfittando dell'occasione divenne la mia girfriend per circa 6 mesi, fino a quando non mi stancai di lei. Fu in quella occasione che conobbi quella che è tutt'ora la mia compagna Nhung mentre la mia temporale ragazza si chiamava Mai, abbastanza carina, piccola di statura, ma aveva un bel corpicino, un po' vanitosa, e falsa (questo lo imparai dopo un po' di tempo) e dopo sei mesi l'ho spedita, mentre io rimasi in quell'appartamento, libero di portarmi a letto chi mi andava. Nel periodo che stavo con Mai, dato che avevo due stanze, nella stanza che non usavo l'avevo data a Nhung che lavorava nel pub dietro il banco come barista tuttofare (dalle 5 di sera fino alle 3 del mattino), lei iniziava il lavoro alle 5 del pomeriggio per preparare tutto il necessario al buon funzionamento del bar e rimaneva fino alle 3 di notte per fare le pulizie e chiudere il locale.

Prima di trasferirsi in casa mia, viveva in uno di quei monolocali a basso costo, con la madre ed una sorella più giovane, più suo figlio ed il figlio della sorella, tutti in una stanza di 5x4m con un bagno piccolissimo. La madre non lavorava e neppure la sorella, praticamente Nhung provvedeva al sostentamento di tutta la famiglia. Io avevo trovato un lavoro in una ceramica a 30 Km di distanza nella provincia di Dong Nai. Questo fu in occasione di un periodo trascorso in quella ceramica per installare un paio di linee di una diversa ditta in Italia, terminato il montaggio il padrone della ceramica mi chiese se rimanevo a lavorare per lui come tecnico assistenza e concordammo un prezzo di sei mila dollari al mese per 6 giorni la settimana. Ai quei tempi mi facevo pagare 250 dollari al giorno più 25 di pocket money che doveva passarmi il cliente, per tutti i giorni della durata dell'intervento che normalmente durava un mese o poco più. Tra un intervento e l'altro poteva passare un periodo di inattività, ma considerando 250$ x 30 = 7500$ al mese più il pocket money, quindi potevo stare anche 3 mesi senza lavorare e stavo bene lo stesso. Quando il padrone della ceramica mi chiese quanto volevo di stipendio, disse che seimila dollari erano troppi, e io gli dissi che dalle ditte italiane prendevo 250 dollari al giorno, considerando un lavoro continuativo 6000$ al mese potevano bastare e così facemmo un contratto per un anno, ma non rimasi in quella ceramica più di 6 mesi, perché quando a fine mese doveva pagarmi non aveva mai tutti i soldi e a volte mi dava 4000$ a volte 3000$ e così ruppi il contratto e me ne andai, il problema era come farmi pagare gli arretrati. Per essere sicuro di essere pagato sabotai un programma di una macchina uscita forno che io gli avevo progettato e costruito. Un piccolo sabotaggio a scadenza di una settimana di tempo dopo che lasciai la ceramica. E così dopo una settimana mi chiamò dicendomi che la macchina uscita forno aveva dei problemi, e allora lo ricattai dicendo che prima mi paghi tutti gli arretrati e poi vengo a sistemare la macchina. Quando tornai in ceramica mi fece vedere che aveva tutti i soldi che ancora mi doveva, così gli sistemai il programma, presi tutti gli arretrati e me ne andai. Ed avvisai la ditta in Italia che ero libero di fare altre installazioni.

E venne il periodo delle feste natalizie, con Mai avevo litigato per un motivo che non ricordo, comunque gli dissi: io torno in Italia per 20 giorni circa nel frattempo trovati una diversa sistemazione, perché se quando torno sei ancora qui ti caccio a calci nel culo Lei rispose: se mi dai un po' di soldi io vado a vivere a Saigon, gli diedi circa 10 milioni di Dong che sono 500$ più o meno, ma poi non ti voglio più vedere in questa casa e prima di partire dissi a Nhung che lei poteva restare nell'appartamento e prendersi cura e di tenerlo pulito. Ed infatti, al mio ritorno la casa era in perfetto ordine e nel frattempo aveva lavato e stirato le lenzuola e le federe del cuscino. Nhung era una ragazza umile e semplice tutto il contrario di Mai, non chiedeva mai niente ed è per questo che gli allungavo un po' di soldi ogni tanto perché sapevo che gli facevano comodo.
Penso che lei aspirasse a diventare la mia domestica e mai si sarebbe aspettato che di li a poco sarebbe diventata la mia donna.

Fu un pomeriggio, che non avevo niente da fare, e lei venne a sedersi sul divano accanto a me a curarsi le unghie, io guardai le mie mani e avevo le unghie un po' lunghi-ne, lei se ne accorse, mi prese la mano ed iniziò a tagliarmi le unghie, mentre io la osservavo, aveva i capelli sciolti e neri che le nascondevano il viso, dolcemente con una mano le accarezzai i capelli, per stare più comodo mentre lei era intenta a curarmi le unghie apersi le mie gambe per farla sedere tra le mie, potevo sentire le sue natiche morbide contro il mio pene che lentamente si ingrossava, lei se ne accorse ma non si discostò, anzi, mi guardò ed abbozzo un sorriso, con i miei occhi le feci un cenno, come dire: heee “mi sto arrapando”, gli scostai i capelli per liberarle il viso e la baciai mentre lei decisa prese a tastarmi il pene che ormai era diventato duro e bello tosto, eravamo ormai eccitati entrambi e siccome dalle finestre si vedeva il divano in sala per paura di essere visti, la presi per mano e la portai in camera fuori da occhi indiscreti. Fu per me una dolce sorpresa per come era calda e dolce allo stesso tempo, dopo il suo primo orgasmo la presi e sopra di me invertendo le parti, io con la schiena sul letto e lei sopra di me seduta sul mio pene ancora tosto, perché io non ero ancora venuto e me ne guardai bene da non venire per mantenerlo sempre duro così che lei potesse avere altri orgasmi. I suoi lunghi capelli le coprivano il viso mentre io le strizzavo il seno, un po piccolo, ma non importa, le piaceva fare sesso e dopo un orgasmo si fermava un attimo chinandosi a baciarmi, i suoi occhi neri brillavano come perle e nel suo viso traspariva una grande soddisfazione, lei fece per alzarsi ma io la trattenni con le mani sui suoi fianchi e iniziai con movimento lento a lavorare con i miei glutei, bastavano pochi movimenti che lei raggiungeva un nuovo orgasmo sentivo il suo “humus” bagnarmi i testicoli, lei ormai sazia si alzo lo prese in mano ed iniziò un massaggio un po' manuale ed un po' orale così finalmente potevo lasciarmi andare e venire anche io.

Da quel giorno la presi a dormire con me nella mia stanza. E da quel giorno lei divenne la mia donna che non ho mai più tradito, ad eccezione di una sola volta, perché volevo accertarmi ed essere sicuro che non fosse falsa come le altre, e feci una cosa di una cattiveria indicibile. Fu una sera che io mi portai a letto una mia vecchia fiamma e chiusi la porta della camera dal di dentro. Quando Nhung torno dal lavoro, tardi come al solito, trovò la mia stanza chiusa e capii che con me cera un'altra ragazza. Sicuramente deve aver pensato che io mi sia stancato di lei ed andò a coricarsi sul divano dove la trovai il mattino seguente rannicchiata ed ancora vestita, lasciai andare la ragazza che avevo preso la sera precedente e dopo essermi sincerato che avesse preso la via di casa tornai in sala ed andai a sedermi sul divano dove lei stava ancora rannicchiata con il viso nascosto dai capelli, pensai che stessa dormendo ed invece mi accorsi che stava piangendo e sicuramente la notte non aveva dormito, le accarezzai i capelli pensando come potevo scusarmi con lei per non essere banale non riuscivo a trovare le parole mentre il magone mi saliva in gola, la presi mettendola a sedere di fianco a me e presi ad asciugarle il viso con un fazzoletto di carta, lei mi guardò ma non fece alcuna scena e li, capii che lei mi voleva bene e non stava con me per i miei soldi, la prima parola che riusci ad uscirmi fu “sorry” (scusa) e le dissi:nessuna delle ragazze che lavorano nel pub sanno che tu sei la mia donna, se ancora lo vuoi, ed io volevo essere sicuro che tu non fossi come le altre, scusami se puoi e ti giuro che non succederà mai più, Smise di singhiozzare e ci abbracciammo fortemente. Dopo quel giorno io ho sempre mantenuto la promessa e oggi ormai sono così vecchio che anche se lo volessi non potrei. Purtroppo ho già imboccato il sentiero che porta alla fine, quanto ancora si lungo da percorrere non ne ho proprio idea, so solo una cosa, che indietro non si torna.

Passò un anno e così per caso feci un contratto con una ditta taiwanese che aveva una officina in una zona industriale nei pressi di Saigon. Questa ditta produceva atomizzatori ed impianti di aspirazione e per l'abbattimento delle polveri. Io le proposi di fare automazioni come linee di scelta e confezionamento, i proprietari erano due fratelli di Taiwan che non parlavano una parola di inglese, ma nell'ufficio della ditta in Vietnam c'era una ragazza che parlava e scriveva in inglese perfetto che serviva per i rapporti con i clienti e la preparazione delle offerte e altri documenti. Io usai la mia partner a Taiwan per essere introdotto e per rassicurarli delle mia capacità di progettista oltre alla stipula dell'accordo per iniziare il lavoro, concordammo con 3000 USD al mese da versare nel conto a Taiwan più 1000 dollari cash al mese in Vietnam
oltre ad un benefict qualora si cominciasse a vendere le macchine pari ad un 5% del prezzo di vendita. Così iniziai a disegnare il mio prototipo e tutti i particolari costruttivi delle parti che lo contenevano. Dopo un mese che facevo la spola tra Vung Tau e Saigon decisi di prendere un appartamento in affitto a Saigon e trovai una villetta singola posta su quattro piani, un piano rialzato dove c'era la cucina e la sala da pranzo, al secondo piano c'erano due stanze con bagno di cui una l'usavo come soggiorno e l'altra come camera da letto, al terzo piano altre due stanze più il bagno di cui una l'avevo arredata a mo di studio e l'altra come stanza degli ospiti, l'ultimo piano era diviso in due dove c'era la lavanderia, e l'altra metà era un terrazzo coperto. Mi costava 600$ al mese, non poco ma potevo permettermelo così feci venire Nhung a vivere con me a Saigon. Mio padre era morto qualche anno prima quando ancora io vivevo a Taiwan e mia madre malata di Alzheimer ad uno stato avanzato (ormai non c'era più con la testa) era finita in ricovero per anziani, così la casa dei miei genitori venne messa in vendita e quando mio padre andò a rogito la fece intestare ai figli e nipoti. Un giorno che io vivevo già in Vietnam la casa venne venduta per una discreta cifra e dovetti tornare in Italia per lo sparti-mento dell'eredità presso un notaio. A me come agli altri fratelli e nipoti vennero a prendere più o meno 5 milioni di lire (l'euro non esisteva ancora) soldi che usai ad arredare la mia nuova casa a Saigon e siccome mi era rimasto qualcosina in più la misi in banca, manco a dirsi alcune amiche vennero a sapere della mia eredità ed approfittando del mio buon cuore vennero a trovarmi a Saigon e mi chiesero un prestito, una 200$ ed un'altra 400$ che ancora oggi mi devono restituire (e adesso che non ho soldi mi farebbero comodo) comunque, anche la madre di Nhung e la figlia più giovane vollero aprire un piccolo ristorante a Vung Tau così chiesero a Nhung se potevo prestargli 700$, glie ne diedi 1000$ con la speranza che un giorno dopo che il ristorante fosse avviato tornassero indietro (devo ancora vedere un soldo), pazienza.

Passo quasi un anno e completai la mia linea di scelta, tutto da solo impianto elettrico e programma del PLC incluso. Dopo averla provata e constatato il buon funzionamento facendo delle prove con un po di piastrelle messe a mano ad inizio macchina, la mia macchina era pronta per essere portata in una ceramica a terminare il collaudo in produzione che dissi prima di iniziare il lavoro con i fratelli Cheng che per conto mio la macchina sarebbe finita solo dopo un paio di mesi di collaudo in ceramica onde sincerarmi che tutto funzionasse bene prima di iniziare a commercializzarla, ma i fratelli Cheng volevano iniziare a venderla da subito chiedendomi qualora avessero trovato un compratore che mi facessi garante del buon funzionamento verso il cliente.
Questo era contro i miei principi e ribadii a Mr. Chen che personalmente io non mi assumevo nessuna responsabilità se prima non l'avessi vista lavorare in produzione per almeno due mesi come eravamo d'accordo prima ancora di iniziare i lavori. A tale proposito gli avevo trovato anche la ceramica che era disposta ad installare la macchina in prova a titolo gratuito fino a quando non vi era certezza del buon funzionamento. Ma Cheng non ne volle sapere e pretendeva che la macchina fosse pagata prima di installarla in ceramica. Ed io gli dissi: lei non ha capito un cazzo di come commercializzare dei prototipi senza aver fatto una verifica in produzione ed inoltre come crede di trovare un possibile compratore senza nemmeno una referenza il cliente non compra niente mentre se la vedesse con i propri occhi lavorare in produzione allora e solo allora potrebbe scendere a trattative. Così gli dissi: la macchina è sua, faccia pure come crede ma non conti più su di me in futuro e me ne andai.

Correva ormai l'anno 2003, ed ero tornato a Vung Tau e preso in affitto una villa indipendente su due piani con davanti un piccolo giardino ed un grande albero di mango, la villa era molto più grande di quello che mi serviva, ma fu una occasione perché il proprietario la affittava per soli 400$ al mese, al piano terra c'era un grande salone con una grande scala che dalla sinistra della sala partendo dal centro portava al piano superiore facendo un angolo arrotondato, il quale era fornito di finestra non apribile ed i vetri a mosaico clorato per dare luminosità alla scala sotto la scala un mobile bar e di fronte un divano e due poltrone in stile barocco. Sulla destra uno stretto corridoio che portava alla cucina, molto grande completamente arredata oltre ad un grande tavolo in tek con sei sedie in stile che fungeva da sala da pranzo, sulla parete di fondo un'ampia finestra ed una porta porta che dava sul retro un cortiletto sufficientemente grande dove alla sua destra c'era un disimpegno che faceva da lavanderia ed anche sevizio igienico con doccia, mentre lungo il corridoio c'era una porta che portava ad una stanza con senza finestre ed un letto singolo per la domestica, subito dopo una seconda porta che dava su un grande bagno con doccia, diviso in due, una parte c'era il lavandino in ca-stonato in un mobiletto con un grande specchio, mentre la seconda parte c'era il water e la doccia, senza box, aperto e grande che consentiva di muoversi agevolmente, tutto piastrellato in fine ceramica fino al soffitto ed il pavimento leggermente in pendenza verso lo scolo grigliato dell'acqua. Il piano superiore, raggiungibile attraverso lo scalone che portava ad un corridoio abbastanza largo che serviva da ingresso ad altre tre camere ed in fondo al corridoio una porta che si apriva sul balcone posteriore, come si saliva, sulla destra del corridoio c'era una porta che dava su un'ampia stanza grande quasi come il salone d'ingresso la quale aveva una grande porta finestra molto luminosa che dava su un balcone grande fatto ad arco che dava sul giardino, stanza che io avevo arredato a mo di soggiorno e studio, andando verso sinistra del corridoio si raggiungevano altre due stanze ed un bagno grande di cui una era la nostra camera da letto, mentre l'altra era vuota, la nostra camera da letto era quella in fondo al corridoio la quale aveva una grande finestra che dava sul balcone posteriore, il bagno grande era completo di vasca e idromassaggio (che pero usammo molto poco) più i servizi igienici, (era molto più comodo usare la doccia al piano terra). Sul balcone posteriore c'era una scaletta a chiocciola che portava al terrazzo grande come tutta la casa ad eccezione di un gabbiotto dove c'era la pompa e la vasca per l'acqua che dava pressione all'impianto idraulico, terrazzo che io avevo riempito di piante in grandi vasi, un po' per abbellire ed un po' per curiosare senza essere visto oltre le finestrelle di un bagno della villa di fianco alla mia quando le padrone (due donne di mezza età ad una certa ora della sera andavano a fare la doccia) belle gnocche con i seni voluminosi ed un bel triangolo di pelo nero tra le gambe, non nascondo che mi facevano arrapare al quanto. Vabbè......., chiusa la parentesi poco dignitosa andiamo avanti con il racconto.

Per tutto il 2003 e 2004, feci svariati interventi, alcuni direttamente per le ceramiche di taiwanesi che contattavano la mia socia a Taiwan, altri invece per una ditta italiana che io rappresentavo a Taiwan, sia come vendite che come assistenza, interventi fatti per assistenza e rigenerazione impianti non solo in Asia, ma anche in Turchia, Spagna ed Ecuador. Quando agli inizi del 2005 iniziai ad ammalarmi, il medico diceva che si trattava di bronchite e mi curava con farmaci medio leggeri, ma anziché migliorare peggioravo fino al punto che fare le scale diventava un problema ed avevo il fiatone ed il respiro corto, decisi di farmi i raggi al torace e il radiologo, visto le lastre disse alla mia compagna che dovevo ricoverarmi immediatamente in un ospedale a Saigon specializzato per malattie polmonari, così, dopo un paio di settimane di ricovero iniziavo a ristabilirmi e stare meglio ripetendo settimanalmente di fare i raggi x al torace per verificare l'andamento della terapia, passò un mese o poco più e stavo molto meglio, i polmoni erano ora liberi da infezioni che erano causate da miceti (una specie di fungo che si annida nelle pareti interne dei polmoni) causando difficoltà respiratorie e di conseguenza diminuzione di ossigenazione nel sangue che era la causa della spossatezza e senso di fatica. Morale, dopo un mese o poco più stavo molto meglio e chiesi di essere dimesso per tornare a casa con la mia donna che per tutto il periodo di degenza è sempre stata con me giorno e notte in una stanza privata con due letti, uno per il malato, io ed uno per l'assistente, lei. La dottoressa che mi aveva in cura (una giovane piccola ragazza che parlava inglese) mi disse che era ancora presto ma che comunque potevo farlo sotto la firma di un documento in cui mi assumevo la responsabilità, io gli risposi che ero d'accordo e che potevo continuare la terapia standomene a casa a Vung Tau. Prima di dimettermi il primario dell'ospedale volle che andassi nel suo ufficio e lì, fu la volta che appresi che la mia malattia era causata dalla ormai precaria situazione immunologica dovuta al fatto che ero affetto dal virus HIV – l'AIDS, quando lo appresi mi caddero le braccia, ma feci buon viso a cattiva sorte pensando che ormai avevo vissuto abbastanza e pertanto potevo anche finire di vivere, ma la mia immediata preoccupazione andò verso la mia compagna nel senso che sicuramente ed involontariamente avevo contagiato anche lei che era ancora giovane. Quando tornai nella stanza la misi al corrente e che era meglio che anche lei facesse un controllo del sangue, e di fatti era anche lei sieropositiva ma la sua situazione immunologica non era così compromessa come la mia. Prima di uscire dall'ospedale passammo dalla farmacia a ritirare i farmaci per continuare la terapia da casa. Ero sconcertato, avvilito e triste, mentre la mia donna cercava di consolarmi e mi disse di non rivelare a nessuno della nostra malattia.
Non sapendo di preciso quando avevo contratto il virus, ma presumendo data la mia situazione immunologica che ormai ero affetto all'HIV da diversi anni, telefonai alla mia socia a Taiwan confessando la mia situazione e raccomandandomi con lei di andare a fare una analisi del sangue, che per fortuna risultò negativa, facendo un paio di conti, i miei rapporti sessuali con la mia socia cessarono nel 1997 e che pertanto avevo preso il virus in Vietnam in quei tre anni prima del 2000 prima di mettermi con Nhung dato che dopo di lei non vi furono altre avventure sessuali con ragazze diverse mentre invece prima ne ebbi in abbondanza, e delle mie amiche a Vung Tau che io sappia non sono infette quindi, pensavo chi poteva avermi attaccato il virus, forse che lei a quei tempi fosse una portatrice sana oppure in un paio di occasioni quando per lavoro mi ero recato al nord del Vietnam. Comunque tra me dissi pazienza, certo che però sono stato un bello stronzo a non usare il preservativo con ragazze che non conoscevo, ma ormai non potevo farci nulla. Quando la mia socia a Taiwan mi telefonò per assicurarmi che lei non era infetta ma comunque indignata con me per la mia leggerezza e mi chiese cosa avevo intenzione di fare, risposi che tutto sommato non avrei fatto nulla aspettando la mia fine. Non essendo più in grado di lavorare mi facevo trasferire 1000$ al mese dal mio conto a Taiwan sul conto che avevo a Saigon, quando mi sorse un dubbio, e telefonai alla mia socia a Taiwan chiedendo se i soldi che mi mandava tutti i mesi venivano dal mio conto oppure no, lei rispose: Caro Claudio il tuo conto e ormai secco da qualche mese - cazzo!!! perché non me lo ai detto prima, ero adirato capendo che i soldi che mi mandava venivano dalle sue tasche, e questa situazione non potevo sopportarla, così decisi di avvisare i miei figli della mia situazione e che volevo tornare in Italia.

Tornai in Italia i primi di ottobre 2006 e mio figlio maggiore venne a prendermi all'aeroporto al mio arrivo. Durante il tragitto in macchina per andare a Marano sul Panaro (paese dove avevo vissuto con la mia famiglia prima di trasferirmi a Taiwan) mi disse che aveva trovato un appartamento per me non molto lontano da casa dove ho abitato e dove vivevano i miei figli con la mamma, e mi spiegò che la mamma non voleva ospitarmi in casa: primo perché non era più sola, aveva anche lei un compagno, secondo perché non voleva avermi per casa, va bene dissi e chi paga l'affitto dato che non avevo un lavoro, di questo non ti devi preoccupare te lo paghiamo noi, mio figlio rispose l'importante è che tu vada subito al policlinico a Modena a passare una visita ed iniziare le cure dove ti abbiamo già preso un appuntamento per domani per le analisi del sangue, pertanto domani mattina non fare colazione e neppure prendere un caffè fino a quando non ti avranno fatto il prelievo. Apparentemente stavo abbastanza bene ma solo apparentemente perché una settimana dopo il prelievo andai dal dottore che mi ebbe in cura ed aveva già l'esito delle analisi, dalle analisi era emerso che ero seriamente malato e mi ero rimasto con soli 13 CD4 (anticorpi) quindi il mio sistema immunologico era molto compromesso (anche se a guardarmi non sembrava) quindi mi diede la terapia di farmaci per frenare l'attività del virus per mezzo di antiretrovirali oltre a una serie di antibiotici per tenere il più possibile lontano il rischio di prendere altre infezioni opportunistiche, e mi lasciò andare a casa raccomandandosi di osservare la terapia, non bere alcolici ma dovevo bere molta acqua perché il mio corpo era semi disidratato. Non passarono molti giorni che mi resi conto che il mio stato fisiologico era ormai al limite, e stavo perdendo il controllo non potevo più controllare me stesso, perdevo le orine prima ancora di arrivare in bagno e con esse anche le feci così avvisai il dottore che subito ordinò il ricovero in ospedale per avermi costantemente sotto controllo ed iniziare una cura intensiva per ristabilirmi fisiologicamente. Mi resi conto che se fossi rimasto in Vietnam anche solo un paio di mesi in più in Italia ci sarei tornato dentro una bara che era poi quello che desideravo. Sarà il fatto, o il destino, o perché il buon Dio ha pensato che non era ancora il mio momento, e che dovevo vivere ancora forse per capire il male che avevo fatto ed espiare i miei peccati con altre sofferenze per purificarmi l'anima, così mentre ormai stavo affondando nel mare dell'Oblio fui preso per i capelli e salvato.

La mia degenza in ospedale durò più o meno 40 giorni, durante i quali, giorno dopo giorno mi stavo ristabilendo fisicamente ed anche moralmente, durante il periodo di degenza in ospedale mi resi anche conto che la mia malattia non era la più grave che esiste, e vedi altre persone stare peggio di te e smetti di commiserare te stesso ed avere compassione per quelli che stanno peggio, mentre quando dormi sogni che quando uscirò di qui voglio camminare libero nella natura, poter contemplare le piante ed i fiori che si rigenerano dopo il lungo e rigido inverno, godere del caldo dell'estate, e stupirsi per come la natura indossa gli abiti più sgargianti e ricchi di colori prima di andare in letargo e lasciare cadere le foglie ormai insecchite e trasportate dal vento per prepararsi ad affrontare un altro rigido inverno fino al prossimo risveglio in primavera, e ciclo dopo ciclo passano gli anni e scorrono le stagioni fatte di mesi e di giorni, mentre per gli esseri umani le sue stagioni sono suddivise in frazioni di tempo che durano qualche anno, con la differenza che durante il nostro autunno non indossiamo gli abiti più sgargianti ma insecchiamo come le foglie raggrinzite che si staccano dai rami e trasportate dal vento finiscono al suolo che lo assorbono e lo trasformano in concime e fertilizzante per nutrire la terra affinché altre vite possano rinascere in primavera, e questa è la morte del corpo ma non dell'anima che tornerà a rivivere in un corpo nuovo per una altra esperienza di vita. Io di questo sono fermamente convinto ed è per questo che non temo la morte e quando sarà il mio momento me ne andrò serenamente, questa è la ragione per cui non ho mai amato il denaro ma solo apprezzato la sua utilità ed indispensabilità come mezzo per vivere. Comunque non voglio lasciarmi trasportare da aforismi e perciò è meglio tornare ai fatti di storia.

Venni dimesso dall'ospedale, guarito da tutte le infezioni opportunistiche giusto qualche giorno prima di Natale, magro e debole per la lunga degenza, i miei muscoli si erano atrofizzati a tal punto che fare le scale per raggiungere il mio appartamento era un problema e mi dovevo aiutare con le mani aggrappate alla ringhiera per riuscire a fare i gradini. Finalmente ero a casa, ora dovevo ristabilirmi in fretta per ritornare al mio peso forma nel più breve tempo possibile ed essere in grado di tornare al lavoro, perché quello che meno sopportavo era di essere di peso agli altri, figli e fratelli inclusi, l'unica via per arrivare a questo era fare esercizi per rassodare la mia muscolatura e con una adeguata alimentazione calorica. In tre mesi circa ero tornato in forma e verso la fine di marzo mi diedi da fare per riprendere il lavoro, a tale scopo tornai ad iscrivermi alla camera di commercio come autonomo ed artigiano e tramite le vecchie conoscenze ripresi a lavorare per le ditte che avevo servito prima di ammalarmi. Finalmente ero tornato autonomo ed autosufficiente e potevo badare a me stesso per pagare l'affitto di casa e tutto il resto, con un piccolo sovvenzionamento ottenuto dalla banca mi comprai una auto di seconda mano ma in buono stato perché senza di quella non potevo iniziare a lavorare ed avere un mezzo per recarmi al lavoro ed andare in trasferta a fare qualche intervento presso i clienti della ditta che servivo, facendomi rimborsare le spese che sostenevo per la macchina ed i pasti fuori casa, mentre quando dovevo recarmi all'estero ed affrontare lunghi viaggi preferivo usare macchine a noleggio, tanto con il rimborso chilometrico potevo pagare il noleggio e mi rimaneva anche qualche soldo in più e grazie a contratti a lungo termine con l'AVIS potevo usare macchine di grossa cilindrata comode e semi nuove.

Ero come rinato a nuova vita, e ripreso la mia dignità di uomo ancora una volta utile ed indispensabile grazie alla mia pluriennale esperienza sul lavoro con professionalità, erano gli inizi dell'anno 2007 e sembrava che tutto filasse liscio e durevole, mese dopo mese, grazie ai farmaci che mi passavano gratuitamente, riprendevo sempre più anticorpi (CD4) fino a raggiungere la normalità con un organismo in una condizione immunologica sufficiente a non rischiare di prendere altre infezioni opportunistiche, praticamente non più malato di AIDS ma solo sieropositivo, e mai mi sarei aspettato che tutto finisse di li a poco verso la fine dell'anno successivo, novembre 2008 quando a causa della crisi economica persi il lavoro per ricadere in una nuova crisi esistenziale. Ma questa è storia già raccontata e quindi questo capitolo finisce qui.


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Capitolo II

IL MIO RITORNO IN ITALIA

A causa di un deperimento organico, per la scarsa alimentazione, non per ciò che riguarda la quantità ma più per una scarsa quantità di calorie, riso, riso, non ne potevo più, ho perso vistosamente diversi kg. E pertanto ho preferito rientrare in Italia, prima di andare in pensione, precisamente il 22 di settembre 2013, e sbarcato sul suolo italiano il 23.
Ma ho trovato diverse sorprese sgradevoli, la prima, quando mi recai al Policlinico di Modena per il prelievo del sangue, mi è stato detto che non potevo farlo perché dopo tutto questo tempo passato all'estero avevo perduto il diritto all'assistenza sanitaria gratuita perché non avevo più la residenza in provincia di Modena e quindi cancellato dalla anagrafe del comune di Marano sul Panaro, e senza una dimora dimostrabile con copia di contratto di locazione non potevo riottenere il diritto all'assistenza sanitaria. Fortunatamente, il mio medico che da sempre mi teneva in cura ha fatto si che almeno potessi fare le analisi del sangue per verificare il mio attuale e reale stato di salute. La seconda è che per arrivare a marzo 2014 quando finalmente potrò godere della pensione, con l'aiuto dei miei due fratelli che disponevano di una cifra di 5.000€ con la quale arrivare alla data della pensione, sei o sette mesi al massimo, da fare fronte ad avere un alloggio per vivere e farmi da mangiare, quindi grazie a mio fratello Giorgio ho trovato una sistemazione provvisoria a 280€ al mese (spese incluse), con una camera piccola e stretta ma sufficiente per dormire, sempre meglio della condizione dove vivevo in Vietnam, dico provvisoria in quanto io devo trovare un domicilio dove il proprietario possa fare un regolare contratto di locazione onde potermi iscrivere ad una anagrafe della provincia di Modena e riacquistare il diritto all'assistenza sanitaria, ma la proprietaria di questa locazione (affitta camere non in regola con le norme vigenti) non vuole concedermi la stipula del contratto, ma abbiamo accettato in attesa di trovare qualcosa di meglio e definitivo. La cosa più importante, dato che dal risultato delle analisi la mia condizione medico sanitaria è buona e devo solo cominciare una dieta ricostituente a base di cibo ricco di proteine per tornare al mio peso forma, cosa che spero di riuscirci in un paio di mesi circa forse più che meno.
E così, siamo arrivati ad oggi 21 ottobre e vivo ancora in questa piccolissima stanza con il riscaldamento spento nonostante le giornate stanno diventando sempre più fredde la padrona di casa non ha ancora pensato ad accendere il riscaldamento, per risparmiare tanto lei, non vive qui in questa casa per fortuna che essendo piccola la stanza è facilmente stemperata rispetto alla temperatura esterna grazie al calore emanato dal mio corpo, ma quando esco dalle coperte per andare in bagno devo indossare il mio piumino per non prendere freddo e rischiare di ammalarmi, devo stare molto attento a non ammalarmi, non me lo posso permettere in quanto vivendo solo non avrei nessun aiuto e devo rimanere in salute assolutamente, per fortuna posso usufruire della cucina per preparare da mangiare i miei frugali pasti: colazione a base di caffè latte e pane raffermo, un piatto di pasta per pranzo seguito da un po di formaggio con un po di pane e per cena, non sempre ma un po di carne con contorno di verdure, alternando a volte con un piatto di zuppa di verdure, un po di frutta di stagione, badando di contenere il più possibile la spesa giornaliera, perché le risorse disponibili sono molto limitate, ma a quasi un mese che sono in Italia non vedo ancora nessun miglioramento fisico eppure rispetto a prima mangio a sufficienza e ciò che più conta seguo una dieta mediterranea a base di pasta, pane, latte e frutta. Evidentemente un mese è ancora troppo poco per notare ad occhio nudo un miglioramento corporeo, evidentemente in precedenza avevo bruciato tutti i miei grassi ed ora necessito di tempo per rigenerarli e vedere un pur piccolo miglioramento fisico.
Quando mi è possibile cerco di fare movimento fisico tutti i giorni con camminate e piccoli esercizi fisici da camera quando il tempo non mi consente di uscire all'aperto, ormai l'autunno è già inoltrato e presto l'inverno si appresta ad arrivare spogliando gli alberi del fogliame che al momento sfoggia i suoi colori più belli, a volte penso quanto meravigliosa è la natura vedendo le foglie cadere dai rami che prima di morire si colorano di colori meravigliosi, quasi volessero vestire il miglior vestito prima di cadere al suolo ormai morte, pronte solo a fare da concime per il nuovo risveglio nella prossima primavera, il loro ciclo vitale finisce con questa stagione ormai stanche dopo un lungo lavoro estivo per trasformare i raggi di sole estivo in clorofilla per alimentare la pianta madre che si appresta ad andare in letargo per i mesi invernali.

Bene... lentamente, in quanto le giornate non sembrano avere mai fine perché non avendo niente da fare la noia dominante e stancante, riempie il mio tempo che sembra non avere mai fine siamo comunque arrivati ad oggi gennaio 2014, tutti i documenti che servivano sono stati fatti ed ho anche cambiato residenza trasferendomi in una stanza leggermente più grande ed accogliente, sita in un appartamento dove con me convivono altre due persone, ognuno nella propria stanza, qui in periferia di Modena leggermente distante dal centro città che non posso raggiungere a piedi ma devo prendere per forza l'autobus, così per risparmiare in quanto dipendo ancora dai soldi che mi passa mio fratello maggiore Giorgio, ma fra cinque mesi circa (in giugno) dovrei iniziare a prendere i soldi della pensione ed essere indipendente anche se con circa 700€ al mese di pensione di certo non si fanno i salti mortali, ma stando molto attenti mi consentono di vivere abbastanza dignitosamente, in più sono assistito da un ente di sussistenza che mi passa i viveri come pasta latte ed altro in abbondanza oltre a buoni spesa ecc. Morale tutto quello che devo comprare tutti i giorni con il contante è molto poco, pane, frutta, e acqua oltre a qualche bibita come succhi di frutta ed altro, insomma tutto sommato devo ritenermi ancora un uomo fortunato rispetto a tanti altri che non riescono a sbarcare il lunario perché hanno famiglia e non hanno un lavoro come me del resto, però con la differenza che loro la data di pensionamento è ancora lontana, e soffrono incredibilmente di questa situazione di miseria e qualcuno non ce la fa e preferisce togliersi la vita, e tutto questo lo dobbiamo subire a causa della casta corrotta di politici che non hanno un'anima e neppure un senso di rimorso e che godono di super stipendi e super pensioni pagate dalla collettività dei lavoratori Italiani che ancora hanno una occupazione. Ma non voglio parlare di politica nel mio diario, e preferisco parlare di me e dei miei progetti in futuro, si perché anche se sono nella terza età nutro ancora dei progetti per il mio futuro, questo mi fa sentire vivo e mai rassegnato ad una vita sciatta nella rassegnazione in attesa della fine dei miei giorni, NO.. NO.. questo lungi dai miei pensieri e mai mi rassegnerò o mi darò per vinto fino all'ultimo soffio del mio respiro.

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Capitolo III

L'INVERNO E LA NOIA

Come non mi piace la stagione invernale, ma soprattutto in questo periodo transitorio che sono in attesa di andare in pensione e quindi costretto a vivere in questo appartamento che mi paga mio fratello Giorgio, poi una volta che finalmente tornerò indipendente dal punto di vista economico e quindi libero di cambiare o restare, che dire.... le giornate sembrano non finire mai e mi sento come prigioniero nella mia piccola stanza.  Certo, nessuno mi impedisce di uscire e fare delle passeggiate nel parco che si trova vicino a dove abito, ma quando le giornate sono fredde e grigie dove vuoi che vada, a parte una piccola parentesi che mi impegna uscendo tutti i giorni per fare un po' di spesa, il minimo indispensabile come: pane, acqua e un po' di frutta di stagione, giusto per integrare con le vitamine la mia alimentazione, poi, tutto il resto è noia e con quella mi pesa anche la solitudine. E allora altro non resta che pensare, sognare, progettare di andare a vivere in centro città dove di certo non morirei di noia e avrei di dove andare anche dopo cena, fare due passi tra la gente giusto per digerire prima di andare a coricarmi ed aspettare il prossimo giorno.

Ieri 28 gennaio 2014 è scesa la prima neve, e quando guardai oltre i vetri della porta finestra che da sul balcone dietro casa, ero piacevolmente stupito nel vedere la neve che a larghi fiocchi scendeva dal cielo grigio, erano anni che non la vedevo e mi sono soffermato ad ammirarla, che bella la neve quando scende e non fa rumore come quando piove e le gocce che cadono copiose schizzando sul balcone emettono un rumore e più sono copiose e maggiore è il frastuono, ma la neve no, essa cade silenziosa e timida come se chiedesse "scusa.... non volevo disturbare". quindi, mi sono vestito in fretta preoccupandomi di coprirmi per benino per non prendere freddo e sono uscito per fare la solita spesa giornaliera e gioioso come quando ero bambino e vivevo a Bolzano e quando nevicava non potevo rimanere in casa no!! stavo per ore lungo la strada e sorridevo vedendo le macchine che colte di sorpresa non avevano messo le catene e come ubriache sbandavano scivolando sulla neve battuta e qualche d'una sbatteva contro il marciapiede e l'autista scendeva imprecando mentre io ed altri miei compagni con le mani nude facevamo le palle di neve prendendoli di mira divertiti a farli arrabbiare ulteriormente. Ma verso mezzo giorno aveva già smesso perché si è alzata la temperatura, ed oggi 29 gennaio il cielo è tornato sereno e della poca neve caduta non ve più traccia, che tristezza.

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Domenica 9 febbraio 2014
 
Questa mattina, quando sono uscito per fare la spesa di tutti i giorni; pane, un etto di mortadella, una bottiglia di acqua minerale frizzante, ed una rete di arance tarocco, le nostre siciliane, quelle sanguigne, dal sapore dolce ed un po' aspro, buonissime. Le migliori del mondo, nessun paragone con quelle del Marocco o della Spagna, buone solo per le spremute.
L'aria fresca, ma non troppo fredda odorava di primavere, anche se ancora non siamo usciti dall'inverno, forse il peggio è passato e la nuova stagione sta bussando alla porta, almeno lo spero anche se è un po' prestino per poterlo affermare con certezza, d'altronde siamo solo nella prima decade di febbraio, ma chissà; forse sarà la voglia di primavera o forse è solo perché la notte scorsa c'è stato un temporale che questa mattina l'aria era profumata. 
E' mezzogiorno ed il cielo sereno o quasi, lascia passare i caldi raggi di sole, sto pensando che se dura, dopo pranzo esco a fare due passi per assaporare i primi tepori di un tardo inverno.
 



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