Teologìa

STORIA DELLE RELIGIONI

la Teologia è la disciplina che studia Dio, ovvero le divinità nei caratteri che le varie religioni riconoscono come propri del divino in quanto tale; accessoriamente, e in alcune religioni, si occupa di sviluppare elaborazioni teoriche circa materie dogmatiche, oggetto della fede dei credenti.
Tramite la profonda conoscenza delle varie religioni si può arrivare ad una maggiore consapevolezza dell'io umano. Chi non si è mai posto la domanda; Chi sono, da dove vengo e dove vado. Domanda che sorge spontanea nella mente umana, chi ancora non se le posta, forse perché ancora troppo giovane, prima o poi se la porrà, se non altro per dare un senso alla vita e comprendere la morte. Questa conoscenza, chiamata; consapevolezza interiore
 

non può non passare attraverso una profonda conoscenza ed analisi delle varie religioni, per ricavarne una risposta, la più soggettiva possibile dell'essere umano in quanto spirito e non solo carne


Solo attraverso questa conoscenza si potrà acquisire un vera pace interiore e raggiungere la felicità dei sensi. Il denaro ed il potere, non portano ad una vera felicità, ma solo ad una felicità effimera che non sarà mai sazia, perché più si ha e più si vorrebbe avere. Ma mai appagato e quindi schiavo del proprio egoismo.   
   


 


 





I MISTERI DEL CRISTIANESIMO






DOMANDA: Perché nel vangelo di Marco non si parla MAI della nascita di Gesù, ne della gravidanza “miracolosa” di Maria, ne di Betlemme, ne dei Magi, dei pastori, dei vari temi “natalizi”? Perché tutti questi argomenti sono trattati solo nei più recenti vangeli di Matteo e Luca?


RISPOSTA

Il vangelo di Marco è il più ANTICO fra quelli canonici.

Quando Marco è stato scritto, quello che sarebbe diventato il “cristianesimo” non si chiamava ancora così, perché i seguaci di Gesù non si ritenevano appartenenti di una nuova religione, ma si consideravano del tutto legittimamente come ebrei, tutt'al più caratterizzati come “setta dei Nazirei o Nazorei” (come spiegato negli Atti degli Apostoli) ovvero uno dei tanti movimenti spirituali ebraici.

Grazie però alle scelte teologiche (e politiche) di Paolo, e sopra tutto al suo zelo missionario, il cristianesimo si è diffuso gradualmente tra i non ebrei, sopra tutto di cultura greca.

Quando nel 70 d.C. Gerusalemme è stata distrutta e gli ebrei deportati, la nascente chiesa cristiana, anche per ovvie opportunità di sopravvivenza fisica, ha preso ancora di più le distanze dalla sua radice ebraica, divenendo una religione completamente indipendente e concentrando sui pagani di area greca e romana la sua predicazione.

I pagani però, per forma mentis, abitudine religiose, tendenze superstiziose, fascino per la mitologia, ecc, ecc., non avrebbero mai accolto una nuova religione il cui personaggio centrale era un uomo qualsiasi, senza parentele divine, per giunta condannato a morte come sovversivo.

Ecco quindi nascere, come scelta obbligatoria per promuovere le conversioni dei pagani, il mito della nascita miracolosa di Gesù, figlio di un Dio (anzi, dell'unico vero Dio) e di una Vergine, esattamente come tutti gli eroi delle religioni pagane. La lista è numerosa; Ceres, madre di Osiride; Minerva, madre del bacco greco; Alcmene, madre di Eracle (Ercole); Iside madre di Horus.

Emulare una idea già presente nella cultura dominante garantisce il successo della comunicazione. Questo principio in psicologia è noto come “effetto alone”, o anche “spostamento”. Su questi principi si basano anche molte moderne pubblicità.

Ma come?! Si dirà. La “divinità” di Gesù, il fatto che il suo vero padre non sarebbe umano ma Dio stesso non è un dogma fondamentale, asserito dallo stesso Gesù? Assolutamente NO! Oltre ad essere quasi completamente ASSENTE dal nuovo testamento, va anche detto che i soli testi “Natalizi” sulla gravidanza e nascita miracolose, come detto, si trovano solo in Matteo e Luca, ma oltretutto, come risulta dall'analisi degli stili letterali, gli attuali primi due capitoli di questi vangeli sono AGGIUNTI POST)ERIORMENTE. Il VERO INIZIO di questi vangeli è il capitolo 3. Leggete Matteo e Luca a partire dal capitolo 3 e scoprirete che il vero inizio con tanto di datazione, che all'epoca si metteva appunto nelle prime righe di un testo (come anche oggi quando si scrive una lettera)
Gesù ha mai sostenuto di avere una origine divina?
In un certo senso sì, ma come tutti i suoi insegnamenti, anche l'essere "figli di Dio" va inteso simbolicamente, come interpretazione teologica, NON come concetto metafisico.
Ecco l'unico versetto dove Gesù affronta l'argomento "divinità": Gesù ricordò loro un versetto dei Salmi: “Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi?”  Giovanni 10, 34
In pratica, Gesù ritiene che, anche secondo le stesse Scritture Ebraiche (l'attuale Antico Testamento), TUTTI gli uomini, o quantomeno tutti i credenti, sono "figli di Dio". Ovviamente per la cultura ebraica il termine non può che avere un significato teologico e simbolico, ma per i greci era LETTERALE in quanto nella loro cultura erano abituati a pensare all'esistenza di esseri figli di Dèi e di umani.
Quando chiama Dio "Padre mio" intende quindi offrire una idea DIVERSA di Dio da quella in voga nel suo tempo. Non un Dio padrone, temibile e punitivo, come lo Jahvé ebraico e come poi sarà l'Allah islamico, ma un dio PADRE, ovvero che offre protezione e amore. Per sé stesso, comunque, Gesù ha sempre usato l'appellativo di "Figlio dell'uomo", figura peraltro tratta dal libro di Daniele.L'obiettivo di Gesù è evidentemente di offrire NUOVE INTERPRETAZIONI TEOLOGICHE che consentirono ai suoi seguaci di non vivere più nel timore ma nella gioia, non più una spiritualità rituale ma una via di interiorità, come "figli di Dio" e non più come sudditi. Una nuova religione senza sacerdoti, senza clero, senza mediatori, fondata sulla responsabilità diretta degli individui ("Non chiamate nessuno sulla terra vostro padre, vostro maestro, vostra guida......")Purtroppo questi concetti, fondati su un etica della responsabilità e non della paura di Dio, quindi anche di crescita psicologica degli individui, sono stati SOSTITUITI DA SCIOCCHE CREDULITA' MAGICO-RELIGIOSE e da storielle create ad arte per stupire i creduloni. Passi che i pagani di 2000 anni fa credevano nelle donne fecondate magicamente dagli dèi che partorivano eroi o semidei, ma che ancora oggi si insegnino e si credano in simili bufale ormai demistificate dagli storici, e un mistero ancora più grande di quelli che stiamo cercando di chiarire.
 

Pluralismo religioso



Il pluralismo religioso è quel pensiero secondo cui è possibile superare le differenze dottrinarie tra le religioni, e i conflitti interpretativi esistenti spesso all'interno della stessa religione. Per tradizioni religiose il pluralismo religioso si basa essenzialmente su una visione che si potrebbe definire “non-letterale” della propria tradizione, un modo di intendere la religione che sia capace di andare oltre il testo scritto (della dialettica tra “lettera” e “spirito” si nutre ad esempio la teologia cristiana di San Paolo), cercando di scorgere la sorgente ultima dell'ispirazione al di là dei singoli dettagli (questa è anche l'impostazione di due filosofi e teologi cristiani che hanno fatto l'esperienza personale di più di una religione: Thomas Mertom, Raimon Panikkar, ed il sottoscritto, che mettono l'accento sul fatto che è proprio sul piano dell'esperienza, e non su quello dottrinale, che è possibile aspirare alla comprensione reciproca tra le religioni).
A volte, tuttavia, la definizione di pluralismo religioso resta confinata sul piano intellettuale: è il caso di quell'attegiamento che cerca di sminuire l'importanza delle differenze, mettendo al contempo in risalto i punti in comune. Le più recenti acquisizioni del dialogo interreligioso hanno però mostrato tutti i limiti di quest'ultima posizione, sopratutto il fatto che essa tende ad appiattire ogni religione su di uno sfondo neutro con il quale nessuna religione riesce più a identificarsi.
A tale proposito, vorrei ricordare un versetto della bellissima canzone di John Lennon: “Immage” (immagina)
imagine there' no countries
It isn't hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace.....
TRADUZIONE:
immagina che non ci siano Paesi (nel senso di Stati)
non è difficile farlo
niente per cui uccidere o morire
e nessuna religione
immagina tutta la gente
vivere la vita in pace....


Frasi stupende e piene di significato di un uomo, che è stato ucciso da mano assassina.


L'esistenza del pluralismo religioso dipende dalla libertà di religione. La libertà di religione è la situazione nella quale differenti religioni, professate nello stesso spazio, godono degli stessi diritti di esercizio e di espressione pubblica. Di conseguenza, la libertà di religione viene indebolita dal conferimento di una specifica religione di privilegi negati ad altre. Tale libertà religiosa viene negata in alcuni stati teocrati e in molti regimi autoritari o meno. Senza scendere in dettagli, tutti sappiamo quali siano questi stati. Senza contare di tutti i conflitti, guerre e discriminazioni che si sono sussegite in passato, ed ancora oggi non ne siamo completamente fuori.

 
Dopo questa prima rappresentazione, abbiamo dato inizio ad un discorso che in realtà è molto più vasto e che pertanto è bene approfondire, premesso che tutto ciò che segue non è farina del mio sacco ma sono spunti presi dal web
e a tale proposito all'inizio di ogni rappresentazione allego il link dal quale ho preso spunto in modo che tutti possano verificare la veridicità dei vari discorsi intrapresi.
 
 

La strana sorte di Mithra

il Dio sosia di Gesù Cristo



Un culto arrivato dall'Oriente e che si diffuse nella Roma Imperiale. Con riti che saranno poi assorbiti dal cristianesimo: dal battesimo alla comunione alla stretta di mano. A venerarlo furono intere legioni di soldati, ai quali prometteva la vita la vita eterna. Ma alla fine i fedeli vennero perseguitati e le loro cripte sepolte sotto le chiese cristiane.


Fosse un esame sarebbe una trappola: Qual'è il Dio che nato in una grotta d'Oriente, muore a 33 anni, ascende al cielo per risorgere a vita eterna, creando un culto che si diffonderà nella Roma Imperiale?


Uno che fa? Spara sicuro: “Gesù Cristo!”.
E sbaglia!
Si tratta invece di MITHRA.
Mithra era già nato da 14 secoli. In una grotta. Nella notte tra il 24 e il 25 dicembre.


IL CRISTIANESIMO DEVE GRAN PARTE DEL SUO “SUCCESSO” AL FATTO CHE LA NUOVA RELIGIONE, PIU' CHE RAPPRESENTARE UN'ALTERNATIVA AL PGANESIMO, DI FATTO SI COMPENETRA CON ESSO, ADATTANDOSI ALLE CREDENZE GIA' CONOSCIUTE.
PER FARE QUESTO IL CRISTIANESIMO DOVRA' RINUNCIARE ALLA SUA ESSENZA PRINCIPALE, OVVERO IL MESSAGGIO RIVOLUZIONARLO E “ANTI-RELIGIOSO” DI GESU', PER FARE DI LUI UN IDOLO PAGANO, UNA VITTIMA SACRIFICALE, UN ESSERE SEMIDIVINO.


Da notare che a tutt'oggi molti “PRESEPI” sono ambientati in una grotta mentre altri 3 evangelisti tacciono su questo dettaglio del “luogo”.
Solo LUCA parla di una “mangiatoia” senza però specificare se è il bambino ad essere portato in una stalla o piuttosto non è la mangiatoia ad essere portata in casa, come sarebbe più logico! Quanto all'ASINO e al BUE: NESSUNA TRACCIA IN ALCUN VANGELO, a mostrare che la fantasia popolare supera le stesse leggende!.
Perché molti dei pagani nascono proprio nella notte tra il 24 e il 25 dicembre? Perché è proprio in quella data la DURATURA DEL GIORNO riprende a CRESCERE rispetto alla durata della notte.
Inutile dire come ciò abbia ovviamente stimolato l'immaginazione dei popoli antichi, data l'istintiva sacralità della LUCE.
Quindi il NATALE appartiene prima a Mithra che al Cristianesimo. Solo dopo il 3° secolo i Cristiani si approprieranno di di questa festività.


Anche l'idea che l'uomo-dio debba nascere da una VERGINE è stata “copiata” dal Mitraismo, che fa nascere Mthra dalla vergine Anahita miracolosamente fecondata dal dio Ariman.


Il vangelo di Marco, essendo più antico, quindi più vicino ai fatti, non menziona minimamente di una eventuale nascita di Gesù. Anzi, in questo Vangelo Gesù mette alla porta la propria famiglia (madre e fratelli) ritenendola miscredente (Marco 3/31-35), specificando che la “vera famiglia” è quella spirituale e non quella fisica.


Nei Vangeli di Matteo e Luca, peraltro già posteriori alla prima generazione di Cristiani, il racconto della nascita verginale viene riportato in una “aggiunta iniziale”, magari con lo scopo di far COINCIDERE anche questo aspetto la nuova religione cristiana con il Mitraismo.


Si nota infatti che, da un punto di vista letterario, il “vero inizio” del vangel di Matteo pare essere il capitolo 2, mentre il vangelo di Luca il capitolo 3. Non a caso, quando Luca nel capitolo 3 nomina Giuseppe, lo fa come parlando di un perfetto sconosciuto, senza alcun riferimento del capitolo 1 dello stesso Vangelo. (Va ricordato che la divisione in capitoli non appartiene ai testi originali ma a un espediente didattico introdotto nel 1226).


SOL INVICTUS era dunque un appellativo di Mithra e spesso quando no ha il berretto frigio in testa – allora i suoi boccoli sonocontornati dall'aureola di raggi che, poi negli ultimi 2000 anni è passata di testa in testa a far più sacri Santi, Cristi e Madonne.


Come venne riportato a Roma il mito di Mithra? Le date indicano Pozzuoli: sarebbe arrivato con quei pirati cilici, terrore dei mari, che Pompeo aveva sconfitto nel 67 avanti Cristo e deportato in massa a Roma a far da braccia sulle navi.


Era Pozzuoli, allora, il porto più importante; Ostia nacque circa un secolo dopo. Ma è alla foce del tevere, che Mithra trionfò. Seduceva, convertiva e – dopo un discorso iniziatico in sette tappe – battezzava ciurme e mercanti di ogni dove, promettendo salvezza eterna.


Fosse girata appena appena in altro modo la Storia, saremmo tutti qui a celebrare i suoi Anni Santi. Sarebbe bastato un imperatore invece di un altro: tipo Giuliano l'Apostata che muore di vecchiaia e ce la fa a ripristinare i dei pagani; o Massenzio che batte Costantino..


Vinse Cristo, invece sul filo di lana. Sconfitto per sempre il suo sosia: questo strano, stranissimo Mithra... E chissà se quell'età giovanile per morire e poi risorgere - a 33 anni – ce l'aveva giù prima che Alessandro il Macedone non toccasse la stessa sorte, giu a Babilonia, per poi volare in cielo anche Lui, grazie a dei griffoni copiacenti, come le leggende raccontavano dei Mille.


Quanto, invece, di Alessandro ma sopratutto di Mithra fini nella costruzione simbolica del Cristo e nelle sue liturgie? L'identikit di questo dio prima indo-persiano, poi frigio-anatolico, è davvero stupefacente, troppe somiglianze per escludere che, in effetti, il Cristianesimo no sia andato modellando appunto sulla base del pre-esistente Mitraismo.


Anche la storia di Krihna suggerisce influenze sulle religioni posteriori, compreso il cristianesimo. È partorito da una vergine, chi la feconda compare sotto forma di luce, e perseguitato da un tiranno che ordina l'uccisione di migliaia di bambini, è la seconda persona della trinità indiana, e denominato il pastore, fa miracoli e ascende al cielo. Con laradice del suo nome è similare a quella di Cristo (il nome completo di Gesù Cristo fu definito integralmente e ufficialmente solo nel 325 d.C. Nelconsiglio di Nicea) la vita di Krishna è ricchissima di particolari che ritroviamo nella storia narrata di Cristo.


Nel parco archeologico di Ostia ci sono venti Mitrei (templi di Mithra) alcuni davvero fascinosissimi, con mosaici e pitture.


A San Clemente, a Roma, al terzo strato sottoterra, i preti irlandesi hanno trovato, dietro un muro, un Mitreo con tanto di altare per il dio che al solito, seppur con ripugnanza, dev scannare il toro in modo che la Terra e le sue messi possano rinascere.


Ai lati, due banconi in muratura; l'altare davanti all'abside, è una volta tondeggiante a far da cielo e dominare il tutto. È un modulo sempre simile, quello del Mitreo: pitture o mosaici a farli belli; cento fedeli, al massimo

Era in queste chiese sotterranee che si svolgevano i riti che scandivano la fede e che, sol elencarli, sembra di descrivere l'odierno cattolicesimo: il battesimo; il pasto sacro in comunione (pane, acqua e vino) a ricordo dell'ultma cena di Mithra prima di salire al cielo con il carro del sole; la stretta di mano tra i fedeli, fratelli in Mithra.

C'era una gerarchia tra gli iniziati: sette i patres che gestivano un Mitreo; uno solo però, era il Padre dei Padri che abbreviato, in alcune lapidi, appare – a sorpresa – come Pa.Pa, papa prima dei papi, quando i cristiani non avevano ancora papi ma solo vescovi, sebbene quello di Roma, vari secoli dopo Cristo, rivendicò un presunto primato solo dal prestigio della sede imperiale.

Se poi ci si appassiona, di Mitrei Roma, nel suo ventre, ne nasconde assai.
Carlo Pavia, in un suo bel libro - “Oro, incenso e Mitra”, Gangemi editore – ne ha fatto un censimento innamorato: Santa Prisca; il Mitreo sotto Palazzo Bernini; quello di Circo Massimo; alleterme di Caracalla; nella Necropoli Vaticana... Oppure sulla Cassia, a Sutri. Li tra muschi e felci, nel tufo sotto la Chiesa della Madonna di Parto, ce ne uno dei più belli. O a Marino sui Castelli di Roma, con pitture forti che ancora squillano. O lungo la Flaminia. O in giro per l'Europa era un culto diffusissimo tra i miltari. Rubò cuore e anima a legionari e generali con quella sua promessa di vita eterna per chi moriva in battaglia dalla parte giusta.
Così agli Imperatori – sia a quelli seri come Diocleziano o Settimo Severo, che li sciroccati Nerone, commodo, Caligola, Eliogabalo -
questa religione d'ordine che per di più spronava i soldati, piaceva molto.

Ovunque siano arrivate le legioni di Roma, arrivò anche Mithra. In Inghilterra e in Germania, terre da tenere in pugno con le daghe, di Mitrei ne sono saltati fuori a centinaia. (Non si è capito bene ancora, però, dove, nei Mitrei avvenisse il taurobolio: sgozzato il toro - raccontano le fonti cristiane – ci si faceva cospargere del suo sangue gocciolante, come rito di rinascita. Immaginarsi bestioni come i tori, in Mitrei così piccoli, non era però facile. Così, un po di mistero rimane).

A Roma arrivò da lontano, Mithra. Lontano nel tempo e nello spazio. Dalla Persia, dicono alcune incisioni ritrovate. E lo mettono fra gli dèi di stato della Mesopotamia intorno al 1400 prima di Cristo. Li – dove si fonde anche con i culti indiani – è dio della luce, protettore dei patti, testimone di giuramenti, della fedeltà, della verità.

Lo troviamo nei Veda e nell'Avesta iranico, ma anche – nel VII, VI secolo avanti Cristo – con Zarathustra e il suo monoteismo. Poi – sangue misto mediterraneo, persino nelle vene degli dei – sembra un po' Apollo, con il Sole sempre a fianco e il corvo lì vicino, animale sacro per entrambi”.

Ed ecco a Roma già quasi Cristo, ma prima di Cristo.

C'è stato un periodo in cui i due si rubavano i fedeli l'un l'altro. Mithra però, era un dio per soli uomini. Cristo, invece, chiamava anche le donne. Con i preti dei due a dire di continuo: “Attenti alle confusioni...”.

Ruggero Lorio, che è padre diocesano e insegna storia antica della Chiesa e Archeologia Cristiana, il problema se l'è posto anni fa: quando portava gli studenti a visitar Mitrei, facevano spesso strane confusioni. Un po' perché i Mitrei sembravano fare parte della Chiese che li sovrastano; un po' perché più spiegava e più, con tutte queste coincidenze, le confusioni aumentavano invece di sparire.

Nella battaglia di Ponte Milvio, il 28 ottobre del 312, Costantino, non ancora batezzato, si presentò contro Massenzio con le sue truppe e doppie insegne: Croci di Cristo e simboli di Mithra, caro ai suoi soldati e un po' anche a lui.

Vinsero insieme quei due nuovi dèi.

Solo Cristo però, poi, trionfò

la sua religione divenne quella di stato. I Mitrei vennero murati vivi sotto le prime Chiese.

Gli dèi del Passato furono maledetti. I loro fedeli perseguitati, talvolta massacrati.

O convertiti. O meglio, RICONVERTITI alla stessa religione, con 2 differenze: il “nuovo” eroe non si chiamava più Mithra ma Gesù Cristo e sopratutto, la nuova religione pretendeva di essere UNIVERSALE (“cattolica” significa appunto “universale”) e si proporrà di DOMINARE su tutto il mondo, dietro il pretesto di “evangelizzare i popoli”.

IL “PLAGIO” DELLA RELIGIONE MITRAICA DA PARTE DEI CRISTIANI E' UNA PROVA EVIDENTE CHE IL CRISTIANESIMO SI E' ANDANDO FORMANDO SULLA BASE DI RELIGIONI PRE-ESISTENTI E NON SULL'INSEGNAMENTO ORIGINALE DI GESU'.
IL CRISTIANESIMO DEVE IL SUO SUCCESSO ALLA SUA CAPACITA' DI “FACOGITARE” LE CREDENZE POPOLARI GIA' PRESENTI E ALLA SUA ABILITA' NEL “SOSTITUIRSI” ALLA RELIGIONE PAGANA, ADATTANDO SE' STESSO AI “GUSTI” DELLE MASSE E ADIRITTURA MODIFICANDO LE PROPRIE DOTTRINE SE NECESSARIO, PER RENDERLE PIU' “GRADITE” AI DEVOTI DA SOTTOMETTERE.

UNA SOLA COSA LA CHIESA CRISTIANA NON HA MAI MODIFICATO, SE NON PER RAFFORZARLA SEMPRE DI PIU': LA PROPRIA TOTALITARIA AUTORITA' SULLE COSCIENZE, SUI POPOLI E SULLE NAZIONI.



http://cristianesimo.it/gesustorico.htm


Chi era veramente Gesù?



Chi era Gesù? Alla luce dei risultati della ricerca storica moderna, fondata sullo studio oggettivo di tutte le fonti disponibili, possiamo affermare che Gesù è stato un riformatore del Giudaismo, non un fondatore di nuove religioni, tantomeno del Cristianesimo, che si è andato configurando e sviluppando solo alcuni decenni dopo la sua morte.



Gesù era un rivoluzionario, più che un semplice riformatore, perché ribaltò completamente la mentalità dell'epoca: il Giudaismo era infatti una religione tipicamente nazionalista, legalista e autoritaria, mentre l'insegnamento di Gesù era assolutamente individuale, interiore, spirituale.



Nel Giudaismo fare il bene era un dovere da compiere sotto la spinta di minacce anche fisiche, oltre che morali. Per Gesù fare del bene “fa bene” innanzitutto a chi lo fa.



Il Gesù dei vangeli è più psicologo che predicatore religioso: non si preoccupa molto di ciò che avviene dopo la morte, ma parla sempre del QUI-ED-ORA e dell'ATTEGGIAMENTO MENTALE della persona, INDIPENDENTEMENTE DALLE CONVINZIONI RELIGIOSE! Non a caso simpatizza per i samaritani, considerati eredi dei giudei osservanti.


I cristiani dovrebbero leggere seriamente i vangeli per scoprire che Gesù non ha mai chiesto a nessuno di cambiare la propria religione, nemmeno ai pagani, semmai di mettere in discussione la propria mentalità, la propria vita, i propri obbiettivi, i propri valori.



I vangeli sono pieni di modelli anticonformisti. È sempre l'altro il diverso, l'eroe da imitare. Non è il sacerdote o il fariseo, non è il bravo osservante della legge, non è lo scrupoloso esecutore dei comandamenti a suscitare la simpatia di Gesù, che anzi più volte ha manifestato di essere profondamente anticlericale e contro ogni esteriorità religiosa, vista sempre in sospetto di ipocrisia.



Gesù sta sempre dalla parte di coloro che sono oggetto di diffidenza se non di aperta discriminazione: i pubblicani, le prostitute, i poveri, i lebbrosi, i malati, i samaritani, persino gli invasori romani che, in quanto individui, sono comunque considerati meritevoli di ricevere quantomeno una parola di conforto.



Gesù e il contesto religioso del suo tempo

Ai tempi di Gesù la religione dei Giudei era essenzialmente legalista e giuridica, fatta di tradizione e regole, osservanza di rituali e festività, adempimento letterale dei comandamenti, innumerevoli divieti piuttosto che esortazioni positive, prescrizione inerenti i cibi puri ed impuri, digiuni.

Insomma si trattava di pratiche fondamentalmente esteriori che poco o nulla avevano a che fare con la sfera interiore degli individui, anzi, il concetto stesso di individuo era quasi inesistente, schiacciato dall'obbligo morale di doversi sentire collettivamente “popolo di Dio” in modo massificato e compatto.


(Come del resto avviene ancora oggi nell'islamismo) (questo l'ho aggiunto io).

Gesù capovolse questa prospettiva introducendo un elemento assolutamente nuovo: l'amore incondizionato per il prossimo e addirittura per i nemici diventava il basilare paradigma che sostituiva la cieca osservanza della legge.


L'insegnamento di Gesù di Nazareth trascendeva gli stessi confini confessionali giudaici per divenite MESSAGGIO UNIVERSALE, non strettamente religioso ma anche filosofico, etico, volto a risvegliare le coscienze ad un modo nuovo e diverso di vedere sé stessi e gli altri, la vita e la morte.

(questo bisognerebbe inculcarlo nella testa dei nostri politici della CASTA, se fosse necessario anche attraverso un tassello nel loro cranio onde versare interamente le parole di Gesù, anche questo lo aggiungo io)

Gesù era aperto anche a contributi culturali etereogenei rispetto alla stretta osservanza giudaica. Ciò è documentato dalle corrispondenze fra gli insegnamenti di Gesù e quello degli Esseni, una comunità monastica molto particolare, vegetariana e pacifista, studiosa delle FILOSOFIE ORIENTALI ( a questo proposito è interessante notare certa somiglianza fra alcuni insegnamenti di Gesù e il Dharma buddista)

E qui intendo fermarmi altrimenti questa pagina diventa poco leggibile perché troppo lunga. ma vi invito a visitare il mio Blog dedicato interamente al tema teologico e filosofico per chi fosse interessato alla conoscenza più approfondita delle religioni e dello SPIRITO.
 
Claudio Zapparoli 
 
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